- Allora, le opportunità sono due: o decidiamo che non c’è niente da fare e ce ne facciamo una ragione e amen, oppure restiamo qua e continuiamo a lamentarci, oppure, e forse è il caso, cominciamo a fare qualcosa. - E allora con gli oppure però siamo a tre e non sono più due come avevi detto.

camilla_lo
cantoediscanto
culodritto
dessa
eddiemac
gagrito
junior
ladyanna
martina
mavimavi
poleposition
pulsatilla
reme
vertigoz
zoca

avvertenza.
tutte quelle che fanno
ciccicicci con gli uomini
nei miei link,
io le odio.

postilla.
fare l'uomo link
da laclauz è un
mestiere duro.

le parole sono importanti.
e anche gli accenti
ma soprattutto un po' si
scrive con l'apostrofo,
grazie.


robaccia

linkami pure, eh (poi non dire non ti avevo avvertito)

affinità-divergenze fra la compagna lucy van pelt e me
[1] [2] [3] [4] [5] [6]



perché anche io mi occupo di fashion, che si sappia


per i complimenti
per le critiche

incappati
*loading*

“Che c’hai tu?
I cazzi seri?
Ma falla finita,
ma chi ci crede?
Tu ci credi?”


martedì, 24 giugno 2008

sinossi



La cosa grave è che l’ha fatto lui.
Spontaneamente.
martedì, 15 aprile 2008

esercizi di stile -la vergogna delle scarpe nuove-

[passato]
Ieri sono andata da un mio amico a portagli delle robe per via del fatto che io sono un architetto e tutti mi chiedono dove possono mettere il letto e io dico mah boh a sinistra e tutti dicono ah che bravo architetto che sei ci volevi proprio. Allora questo mio amico mi ha detto eh vieni che ti invito a cena solo che poi non c’era niente da mangiare allora abbiamo mangiato il filadelfia che erano un sacco di anni che non mangiavo il filadelfia a parte nell’icaro all’autogrill e io ho pensato che se lui mi dava solo il filadelfia io ero più tranquilla, che potevo essere anche un architetto così così.

[architetto]
Poi delle volte sembra che io me la tiro con questa cosa che sono un architetto ma invece non è vero niente perché una volta io ho visto che sul computer del mio amico paolo c’è una telecamerina e allora volevo fare un videopost come le blogstar però non riuscivo a dire niente, che mi agitavo di questa telecamerina, allora ho pensato che io l’unica cosa inopinabile che posso dire di me è che sono un architetto e questo è vero perché ci ho anche il numero d’ordine, degli architetti.

[canzone]
Allora poi io e paolo abbiamo fatto un video che cantavamo quella canzone di latte e i suoi derivati che parla di una sorda e del suo fidanzato che la ama lo stesso però ci siamo sbagliati e non è venuto niente perché ancora non siamo molto bravi con questa telecamerina. Ci piacciono molto queste canzoni, a me e a paolo. Specie una che parla di una ventosa sudata che salta.

[miele]
Io volevo fare un video dove mi leccavo il miele ma poi non ci avevamo il miele allora ho provato a leccare la crema di pinoli però era solida e non veniva. Sembrava un sapone. Allora poi niente.

[dicevo]
Che poi questa stanza del mio amico allora. Io gli avevo portato delle foto grandissime e pensavo che poi le avremmo appese ma lui non ci aveva la colla allora ho detto prendiamo le puntine ma lui non ci aveva le puntine allora ho detto prendiamo lo lo scotch ma lui non ci aveva lo scotch allora ho detto andiamo a mangiare dell'altro filadelfia.

[presente]
Ci sono dei giorni che poi piove pure e io penso che posso di nuovo dire governo ladro ma non è tanto una soddisfazione, penso dopo.

martedì, 04 marzo 2008

special guest

Mi rendo conto che potevo mettere il simpatico link nei commenti del post sotto,
per sigillare degnamente la polemica sociopolitica e al contempo per premiare solo gli assidui,
però secondo me
questo post
si merita un post.

sabato, 02 febbraio 2008

nomi e cognomi, oggi va così.

E’ sabato e sono di nuovo sveglia alle nove e mezzo e questo decisamente è un problema.
Si deve essere rotto qualcosa con effetti collaterali non da poco, ché il sonno mica è un accessorio, mica.
Comunque.

Son settimane che stampa di qua stampa di là e la stampante fa lo scattino e si butta tutto e in questo studio non si ricicla la carta e io quando guardo il cestino pieno di A3 mi sale un groppo come quando vedi un canetto da solo per la strada. [Aneddoto retrò: correva l’anno forse 1991, io e ciccio trovammo un cane davanti al mercato e dopo molte pippe sul suo destino disperato lo stavamo portando di peso al canile, quando è venuto fuori che era del terzo banco a sinistra, "tutto da fondi". Carciofo si chiama, ci spiegano. Ah be'. Non contente, circa quindici anni dopo, includendo anche quell’altra lince di amicacloti, abbiamo trovato un cane solo di nuovo, di nuovo grandi patemi, se nonché ci siamo limitate a telefonare al numero sulla medaglietta, così è sceso tutto seccato un ragazzetto che aveva mandato il cane a pisciare da solo ma siccome non voleva sentirsi cazziare da tre zitelle attiviste, ha fatto finta di averlo perso. Mica come i miei genitori, che se trovano un cane per strada se lo portano a casa per direttissima, con buona pace dei gatti che ormai non alzano più nemmeno il sopracciglio. Fine aneddoto retrò (ed era pure ora)]

Dicevo, son settimane che si stampa e andrea si stressa in quel suo modo che non dice niente ma sembra che stia abbracciato alla boccia della flebo. Io continuo a fare cazzate, a fare refusi, a fare stili di quota troppo piccoli e stili di testo troppo grandi perché mi ostino a non usare il file delle istruzioni fatto dalla sarda, così impara a mandarmi pdf di cinquantasette e dico cinquantasette pagine da stampare con una stampante che fa lo scattino. Così poi andrea mi dice perché non usi il file delle istruzioni e io faccio l’anarchica del cazzo e mi farò licenziare, perché la coerenza innanzitutto, eh, sia mai, qui siam vera gente di sinistra, di quelli che chissenfrega di champagne mortadella e maglionicini da circolo del tennis ad libitum, l’importante è non muoversi di un millimetro.
A me l’ha insegnato francesco, che la coerenza è spesso idiota anziché no, quando dopo quelle litigate sfinenti mi scriveva sbronzissimo i messaggi che vorrei averli ancora, so che riderei, adesso, e poi delle volte si sbagliava pure e li mandava al relatore e poi diceva oh vabbe’ chissenefrega e io pensavo che era bella questa cosa che non gli fregasse mai niente di come le cose apparissero. E insomma, quando faceva queste telefonate dicendo uh vabbe’, cicci cicci, io pensavo che era bella anche questa cosa che non teneva né il punto né il muso, perché, signori, quando c’è il zentimento. Ma anche sempre.
(Però sul po' con l'apostrofo continuo a non transigere, perché che cazzo, eh.)

Uhm, ho di nuovo perso il filo, mi pare.
Dicevo. Questi giorni ho pianto tanto. Un po' insieme, un po' nel letto da sola, da vera eroina di jane austen, un po' sotto sotto anche perché la stampante faceva lo scattino, secondo me. Comunque ho fatto anche tante notti a studio, a deprimermi per gli stili di stampa e linee di sezione che escono dal layout, a pensare che non merito un aumento perché sono una persona orribile e non so fare niente, gne gne gne, che andrea mi convocherà per dirmi “ma tu davvero credi di meritarlo?” e io come minimo mi metterò a piangere lagnandomi del fatto che la maestra mi faceva fare le divisioni a tre cifre alla lavagna.
[Allora ho raccontato questa cosa della maestra a francesco (un giorno che eravamo in una stanza surreale e io avevo le mutande comprate all’aeroporto, quelle che quando me le rimettevo lui diceva tu mi vuoi dimostrare che il periodo refrattario non esiste e io ridevo ridevo ridevo perché ero felice) e lui mi è venuto lì col blocco e mi faceva fare le divisioni a tre cifre e mi metteva i voti e si divertiva. Io però no, eh.]

[Non cerchiamo più di trovarci capo o coda, che il post ormai è ufficialmente andato, si è spatasciato sul tavolo e cola da tutte le parti (se dico lo yogurt si è rovesciato lento ed è tutto un fermento, qualcuno capisce?)] Volevo dire, forse, che ci sono dei divani che io gli voglio bene, ovunque essi siano, e che poi ci sono le buste di muji, quelle di carta riciclata in cui ravanare dentro che insomma, secondo me e gatto uno che poi ci entra, sono una delle cose più belle del mondo.
E poi c’è guerre stellari episodio nonzo ma chiaramente uno dei vecchi, da riguardare per volta duecentotrentasei e per volta duecentotrentasei chiedersi ma cosa mai dirà chube e pensare a quella notte che mi hai costretto a guardare tutto guerre stellari in una notte sola approfittando del fatto che avevo la febbre e mi avevi regalato i rollerblade e io ci andavo sulla moquette di casa tua che ora non c'è più e ecco ora mi sta salendo di nuovo il groppone, merda, volevo dire che io una delle cose che più vorrei dalla vita, giuro lo giuro, è che tu avessi sempre, nella tua vita, un momento per addormentarti guardando guerre stellari vicino a me.
Basta col momento commozione, per cortesia, che qui dobbiam finire.
Insomma ieri notte prima ho trovato un errore di ortografia in un post, poi non so come ho letto tutto questo blog e mi ha fatto venire voglia di avere un blog e insomma quindi ero contenta anche se erano le tre e mezza ma poi che cazzo perché perché mi sono dovuta svegliare alle nove di nuovo? Che mi succede? Cosa si è rotto?

Oggi mia nonna compie novantuno anni, sì vabbe’, ma mi sembrava comunque il caso di scriverlo, poi sempre oggi vado a una presentazione di dorsi digitali tenuta da uno che si chiama, lo giuro, robertoInsalata, e anche questo, ditemi voi se non è il caso di scriverlo.
Cioè, “lo giuro”, ora piano con le parole: loro hanno scritto così, poi magari è un nome d’arte. (suggerito da quello di "tutto da fondi")
Ecco, ora vorrei anche scrivere una cosa sul nome d’arte e su uno che ho conosciuto un po’ di anni fa però, davvero, qui, signoria dalloway dei miei stivali, stiamo esagerando, quindi facciamo un’altra volta, va.

E’ ufficialmente febbraio: sarà per questo che mi viene sempre da piangere?
(dai, ci potete arrivare, coraggio)

giovedì, 24 gennaio 2008

chiaviamo*

offerte lavoro pescatore in norvegia
Mah,visto come stiamo messi, forse non è una cattiva idea.
Se stasera fanno patatrac ti chiamo.

perché il raider ha cambiato nome?
Qui mi son commossa, sinceramente: non sono sola.

ragazza brutta e sfigata
Touché (persona maleducata)

scopine dolci
Ora, sinceramente. È roba da mangiare? Sono tipo le veline? C’è una metafora sessuale che non ho colto?

sono sorda cerco fidanzato
Guarda, se tu fossi stato un uomo sordo mi sarei proposta volentieri.

chi ha inventato il mocassino?
Uno che fatto del male all’umanità.  

chi vuole comprare modello barca 5.80?
Uno che io lo voglio sposare.

roba etrusca
Uhm. ...Andrea?

monocoli famosi
Sono tutti raccolti nella celebre "isola dei monocoli famosi". 

perché la liquirizia è pericolosa?
Perché fa i denti gialli e così nessuno ti vuole bene.

come se la passano gli architetti?
Secondo te? Eh. Cretino.

(In realtà la mia segreta speranza con questi bellizzimi post è che qualcuno venga fuori dicendo “sono io! sono io che cercavo come cucire bomboniere all’uncinetto per il compleanno di un pinguino” e che sia un uomo figo: come minimo ci chiamano al costanzoshow per raccontare l’ammore ai tempi dei bamboccioni. Poi però farsi sterilizzare, di corsa, perché raccontare al pargolo “sai la mamma scriveva cazzate in un luogo per dementi e il babbo cercava cazzate dove di solito si ritrovano i dementi” sarebbe difficile. Senza utilizzare la parola cazzate, specie.)

 

*scusate, mi rendo conto.
Sono a tanto così dal trovare esilarante rexona è la capitale del sudan.
Gesù.

venerdì, 28 dicembre 2007

happy field forever

Antefatto, voci fuori campo:
alessio - oddio. Facciamo che la chiamo per ribadire.
B - guarda che è molto puntuale.
alessio - sì ma sai come le piace dormire.
B - infatti io ti ho detto che è puntuale, non che non si lamenterà.
Fine antefatto.

Io, ignara dell'antefatto, ricevo una concitata telefonata di alessio che, visibilmente preoccupato, sottolinea che occhei domani si va a sciare, ma mi raccomando, occhio, che mi devo alzare alle sette e mezzo, capito, sette e mezzo, proprio sette e mezzo.
Eh, capito.
Dunque va che mi sveglio e mi lamento, i partecipanti all'antefatto mi scherzano e io credo di essere un filo prevedibile, a questo punto.
E poi niente, tutto quel che posso dire è che una delle poche certezze ho mantenuto da quando avevo sei anni è che la sola cosa nella vita paragonabile a mangiare quattro raffaello di fila è sciare a venti metri dal gatto delle nevi che sta battendo la pista.

Distillo corrosivo odio purissimo,
che gli faccio un baffo all'Imperatore di guerre stellari,
quindi,
fatevi pure avanti,
prego.

E' decisamente ora che questo anno finisca.
mercoledì, 19 dicembre 2007

kettle whistle

Io quando salgo le scale (perché salgo le scale a piedi, ci mancherebbe. Sono salutista, ecologista e claustofobica. No, claustrofobica non è vero però salutista - ecologista fa tanto frullaminchia che deve assolutamente bere succo di mirtillo alle sette antimeridiane. Uhm. Vabbe’, giuro comunque che non ho mai bevuto succo di mirtillo) fischio.

Cioè, fischio.
Non so fischiare quindi emetto un sibilo modulato che nella mia testa è the man who sold the world e negli orecchi degli altri è un bollitore otturato, a quanto si dice.
Ora sulle mie modalità di fischio ci sarebbe da disquisire, perché invece di, come dicono, aspirare, io soffio e il risultato è una specie di inquietante sibilo, che se non doveste possedere un bollitore potreste sentire l'esigenza impellente di comprare un paraspifferi (a forma di gatti visti da dietro, magari. Brr)
Io, mi sa che l'ho già detto, provo grande ammirazione per tutti quelli che fischiano.
Tipo succedeva spesso questa cosa col tipo, che andavamo al supermercato e ci si divideva e io sentivo uno che fischiava miles davis nel reparto surgelati, e nell'intimità del reparto verdure pensavo ah che figo senti uno che se la fischia, chissà chi è. E poi era lui.
Era carino, così, quando ci si ricongiungeva
romanticamente nel reparto carta igienica.

Comunque tutti i miei conoscenti hanno cercato di insegnarmi a fischiare e tutti hanno fallito, perché, in verità vi dico, secondo me fischiare serve ad ostentare indifferenza e allora è congenito che chi non è capace non sia neanche in grado di fischiare.
Ora credo di aver divagato un attimo giusto un attimo, perché quello che volevo dire è che per ovviare a questi disguidi (ovvero voglio evitare che chi di dovere si precipiti in cucina o per spengere il bollitore o per ravanare nei pertugi alla ricerca di un bollitore segreto) in alternativa, quando salgo le scale canto.
Siccome però il mio controllo cerebrale più di tanto non va, canticchio canzoni improbabili, una nuance che va dalla sigla di daitan a puccini, e dunque chi mi aspetta di sopra di solito se la ride.
Mi spia e se la ride.

Quindi, se vogliamo di grazia venire al sodo, c’è questa canzone (bellina) dei tre allegri ragazzi morti che dice "era bello sentirti cantare giù per le scale" e io quando ho sentito questa cosa ho pensato che forse sono stata fidanzata con un ragazzo morto e non l'ho mai saputo.
Suona un po' strana così, ne convengo.
Mi viene da inserire una terribile battuta sull'inserimento della parola suona in questo contesto, il che mi fa capire che spartisco più tempo del dovuto con un mio amico cretino che per rispetto della privacy chiameremo junior.

giovedì, 06 dicembre 2007

my darling child

L'altro giorno è venuta collega a presentare al tempio un neonato nuovo di zecca.
Ora, come la penso io sui bambini è risaputo, ed è stato anche casualmente espresso in modo magistrale qui, tra l'altro.
Quello che mi chiedo è cosa la gente si aspetta che succeda quando ti portano a vedere un bambino.
Generalmente più o meno giuliva, più o meno occhiaiuta, più o meno tettona, arriva la neomammma con il saccone ripieno al seguito.
Ohh, meglio la carrozzina, il marsupio, il passeggino a tre zampe?
Poi apre il bozzolo sottovuoto ed esce il coso, che per carità, mica io gli voglio male, cioè, in realtà non gli voglio niente, sinceramente.
Nove su dieci il coso dorme.
Ohh, che carino, o, guarda il naso è proprio tuo e gli occhi sputati a Gualtiero, l'espressività però chiaramente è dello zio Maciste.
Ohh, guarda, ha storto il naso!
Ohh, guarda, ha chiuso la mano!
Ohh, guarda ha girato la testa!
Allora, dico.
Siccome non proprio che sia come andare al cinema (a meno che non stiate andando a vedere le onde del destino) io dopo diciamo cinque minuti, con permesso, mi rimetterei a lavorare o a contarmi i peli del naso o a pensare a come sarebbe la mia vita se fossi la principessa carolina.
Perché aspettarsi che si resti tutti impalati come se ci fosse la donna baffuta o il nano con tre palle?
A questo punto generalmente qualcuno intavola una interessantissima discussione su colore delle pappe e consistenza delle cacche, o viceversa, su quanti capelli ha rispetto a elvira che proprio era uguale uguale, su bagnetto, passeggiate e coliche, anche di elvira quindici anni fa, ovviamente.
Notizie che normalmente aneliamo tutti di ascoltare in ogni conversazione degna di nota, ci mancherebbe.
Quello che mi chiedo perché si pretende che la gente si interessi a un coso che ha la stessa interattività di un polpetta per un tempo superiore ai cinque minuti.

E comunque, facciamocene una ragione: alessia è un nome da troione.
(e tu, word, fattene una ragione: voglio dire troione, non troiane)

lunedì, 22 ottobre 2007

that's all, cordialità.

punto uno. Camilla è andata a cazziare tutti gli altri animali della casa (umani inclusi, s’intende) per rettificare che l’imperatrice è tornata: basta bagordi e pedalare. Da questo ho dedotto che stia bene, considerando che ha le dimensioni e l'aspetto di un chewingum. (masticato). Dal fatto che a me sembri ancora più bella con quella chiusura lampo di quindici centimetri sulla schiena, ho dedotto che forse è ora di mettersi gli occhiali.

punto due. Il mio capo, quello buono e capelluto, è svenuto mentre guardava le mie allegre finestrelle di 3d studio max ripiene di un esploso di tutto rispetto. Proprio che lo ha guardato, ha piegato un po’ la testa di lato, poi più di lato, poi un po' più di lato e poi giù come una pera cotta nel vino. Una paura che lèvati. Fortunatamente c’erano colleghi solerti mentre io ero occupata a non svenire a mia volta -perché non sono solo inutile, sono proprio perniciosa- ma soprattutto a chiedermi se bisogna dare in questi casi lo zucchero o il sale o tutti e due insieme. Comunque capo si è ripreso e sta bene, deogratias. Queste cose a quella testa di menga di zeboss non succedevano mai, figurarsi.
Fine del bollettino medico. (speriamo)

punto tre. Ipn ghei di cui sotto mi ha detto che sono gobba, ma per dirmelo mi ha abbracciato e baciato per cinque minuti, con il conseguente e prevedibile scambio di liquidi sotto citato. Terrore e raccapriccio. (E gobba).

punto quattro. Ho visto due mostre di foto, dove la cosa migliore che ho visto è il tipo alla biglietteria che ha dedotto dal mio prodigioso cappello a righe che fossi uno studente di architettura e mi ha fatto entrare gratis.
Ora. Forse io non ne capisco niente, eh, per carità, possibilissimo.
Ma. Dico.
A parte uno degno di stima (di cui non farò il nome per evitare poi l’annoso iter cerco il mio nome su gugl - arrivo sul blogo - faccio un casino) c’erano delle robe, ma delle robe che guarda, mi vergognerei io a metterle su flickr.
Allora penZo quando all’università ero sempre terrorizzata perché conscia di non sapere la celebre emerita ceppa, ma poi la media della gente sapeva talmente meno che anche la mia crassa ignoranza sembrava sufficiente.
O come mi ha detto la mamma, in cinque secche parole, quando ho passato il test d’inglese “beati monocoli in terra caecorum”
La mostra è al MAXXI, ed è gratis: andate e per favore informatemi se è solo quel problema degli occhiali di cui sopra che è davvero urgente.
Comunque per festeggiare sono andata a fare delle foto brutte.                                                                                                                                   

punto cinque. (altro momento dell’interattività) Sto leggendo dei libri di una tristezza cosmica, e data la scia di prostrazione, lagna e muco verde che mi accompagna fedelmente, forse sarebbe meglio cambiare genere, ma visto che al momento io sono magneticamente attratta solo da tutto ciò che può incrementare la depressione, se a voi gente inutile sorgono consigli letterari -purché non di autori americani, sia ben chiaro- siete pregati di agire con urgenza.
giovedì, 18 ottobre 2007

allegria.

Passo i giorni a cercare di fare ingoiare a camilla un antibiotico classificato come appetibile. Mentre lei, che ha la foggia di una borsetta, mi ricopre le mani di bava, immagino morti lente e dolorose per chi ha ritenuto che il lampone sintetico potesse essere appetibile per qualche specie vivente.

Passo le notti a sceglier la carte che giocherei e a maledire certe domande che forse era meglio non farsi mai.

Nell’intervallo tra le due attività disegno i comparti antincendio, ingurgito quanto più cheese-cake reperibile e mi concentro scientemente nel conseguimento di distillati di odio purissimo verso una sostanziosa quantità di gente.

Ho come l’impressione che si stava meglio quando si stava peggio.
E come se tutto questo non bastasse, è autunno.

venerdì, 28 settembre 2007

noia e disperazione

punto uno. Martedì inaugura l’altra allegra mostra di capoccette, per la quale vi do il consiglio di cui sopra.

punto due. Ho sonno. Il fatto che provi un masochistico piacere a passare le notti a reinstallare il vaio mi fa capire che qualcosa non va, e quel qualcosa sono io.

punto tre. A me piacerebbe essere un bonzo birmano, ma l’arancione mi sta malissimo, quindi mi sa non se ne farà niente.

punto quattro. Ieri non sono riuscita a finire la pizza dell’Economica: è chiaramente un segno che sta per accadere qualcosa di terribile. (a parte la Birmania, dico)

punto cinque. L’autunno ci fa parecchio male, a noi ciclotimici.

venerdì, 21 settembre 2007

cui prodest? (autorefenzialità cosmopolitan)

Non c’è più nessuno, qui sul blogo, mi sembra.
Festa finita.
Le cose finiscono, non c’è niente che sia per sempre, come si dice.

A me succede questa roba, riguardo le cose che finiscono.
Io comincio ad agitarmi da subito.
Tipo, appena comincio a scrivere il blogghe penso ah poi come faremo quando un giorno lo dovrò chiudere.
Tipo, appena sto veramente bene con qualcuno inizio immediatamente a pensare come sarà orribile quando mi sveglierò con i pensieri monocromo e se poi un giorno non importerà più niente di come gestisce le consonanti.
Transeunte, si dice, mi pare, eh?

Io vivo transeunte, sempre a pensare a quello che succederà, che poi è un altro modo per dire che vivo male.
E poi problema due: emanciparmi dall’incubo delle passioni.
Io, che resti tra noi anche se secondo me ve ne siete già accorti: io non sono una bella persona. Sono egoista e banale, spocchiosa ma permalosa e poi quelle lì che ci hanno tutti, l’insicurezza, l’ipersensibilità e altre beghe da femmina doc.
Potrei andare avanti, eh, che difettology è carino, ma non era questo il punto, il punto era che però sono molto entusiasta.
Sì insomma, mi gaso facile.
E questo è bello, o almeno così dicono.
Poi mi sgaso altrettanto facile ma basta tipo vedere un evidenziatore verde scuro e mi riprendo.
(Questa era un confidenza: non ne abusate)
Però questa cosa mi porta ad andare a rota subito: ne voglio ancora e di più sempre sempre sempre.
Questa è un’altra componente che mi fa vivere male.

E poi, gli uomini.
Uhm.
Che dire.
Io ci vado a rotella subito, per gli uomini.
Per gli uomini risolti e per quelli irrisolti*, di solito contemporaneamente.
Il che, il più delle volte, genera problemi.

*Dalle recenti teorie elaborate da ragazze sagge intorno a tavolino di bar:
Dicesi risolti gli individui che ci hanno la testa apposto, le persone autonome, serene, che fanno cose utili per il mondo e gli altri, gente affidabile e gentile, che non conosce patologie e morbosità.
Insomma, quelle che io chiamo delle belle persone: il colore che non ho e che vorrei essere io.
Io con questi uomini qui ci ho voglia di dipingerci le pareti, di cucinarci la zuppa, di farci giocare i gatti, insomma: quella cosa lì, ci siam capiti.
Risolto Ideale: luigilocascio
 

Dicesi irrisolti gli individui che ci hanno la testa per aria continuamente, inconcludenti, infantili, cazzoni, con cui ti fai un sacco di risate, quelli che si ingarellano, che sono egoisti e inaffidabili. (In una parola: me)
Questi uomini qui a me mi piace tanto uscirci perché facciamo lo stesso colore, molto più intenso però e ci divertiamo, oh, se ci divertiamo, a confrontarci le cazzate partorite. Sono una specie di garanzia del divertimento.
Irrisolto Ideale: liberoderienzo

mercoledì, 12 settembre 2007

hey hey what can I do?

Mondo crudele, crudele mondo.
Temo sarò costretta a breve a proporre un ulteriore edificante sondaggio per sapere la vostra corale opinione su cosa devo fare della mia vita.
Nel frattempo esercitatevi con un semplice quesito: considerando i tempi e la difficoltà di reperire una casa a costi umani in quel della capitale, dove ho un lavoro di qualità scadente ma che mi consente di comprarmi le calze a righe, dovrei rinnegare le vicissitudini romane e trasferirmi in terra etrusca senza un lavoro ma con una magione di proprietà?

Vediamo come andate, intanto.

Io ci ho l’insicurezza e l’incertezza,
l’accidia e l’invidia
la demenza e l’impellenza
l’indipendenza e la sonnolenza
l’inquietudine e la solitudine
l’angoscia e la deboscia.

Avete abbastanza elementi per rispondere:
qui ci si conta, perché son tonta.

Post scriptum:
Oggi ho venduto delle foto.
Cioè proprio mi hanno pagato, dico.
Storie.

martedì, 21 agosto 2007

puoi finger bene ma so che hai fame

Punto uno. Ho fatto una delle mie performances doc, di quelle da tenere sotto controllo quando c’è da capire se sono davvero io o è nicolascage con la mia faccia: in un impeto di entusiasmo ho sbattuto contro il letto e mi sono levata i primi sette strati di pelle del ginocchio, non quello con il cheloide, l’altro, sia mai che l’asimmetria l’abbia vinta.
Ma la scienza si è evoluta, perdinci, quindi ora mica c’è più il problema del mare che ammolla la crosta, c’è il cerotto liquido, oplà. Però ‘sto cerotto oltre ad attaccarsi alla ferita si è attaccato con tutte le sue forze all’interno dei jeans, quindi ora ci ho una spessa crosta cotonosa e blu, francamente un po’ sospetta, che elenca gli strati della mia vestizione settimanale.

Punto due. La copertina di zazie nel metrò, dell’attuale einaudiediscion, (che generalmente serve solo a turbarmi le cromie in libreria) è forse la più bella che abbia mai visto. Ora però mi chiedo con una certa preoccupazione se il fatto che qualcuno mi reputi terribilmente somigliante a una dodicenne dedita al turpiloquio sia da considerare un complimento.

Punto tre. Ho faticosamente guadagnato una penna stilografica su ebay, come quella che avevo al liceo, di plastica blu. Lì per lì mi parve un’idea geniale, solo che ora mi viene il dubbio: e se fosse appartenuta a un mancino, o a leonardodavinci, e mi arrivasse con tutto il pennino spanato? Come si ri-pana un pennino?

Punto quattro. Firefox mi ha il correttore ortografico, no dico: io sto quasi per commuovermi, altro che i miei numerosi e parimenti inefficienti correttori di bozze,  ah.

Punto cinque. Io mah, un po’ frittomisto. Tutte quelle cose che dovevo risolvere della mia vita mica le ho risolte, pure se fanno capoccella con meno insistenza: ho l’impressione di aver tamponato tutto con una roba tipo l’ovatta, che sì vabbe’ però io lo so che non reggerà tanto. Ma forse questo è il modo giusto per andare avanti, in fondo, questo desiderio maniacale di ordine e perfezione è davvero troppo infantile. E’ che vorrei rimediare a tutto e subito.
(dicevi, infantile? a chi? Ah.)

giovedì, 26 luglio 2007

inventa poi quel che ti va banalità, banalità

Ora però, per piacere, parliamo d’altro?
Dateci dentro, gente, è il vostro momento: voglio un mai più senza degno di questo nome.
Siete tutti invitati.
Va bene anche non è tanto il caldo quanto l'umidità o perché la gente si ostina a portare le infradito o mi ha detto mio cuggino.

Per piacere.

lunedì, 23 luglio 2007

the hot situation (niente anziani e bambini a mezzogiorno, sempre cappello e maglietta, tanta frutta e vedura)

La cana sta male, continua a sanguinare dal naso e respira come una betoniera di italcementi.
La cura è finita e non ha funzionato, pare.
Sono tutti isterici e io più di tutti.
Niente vacanze per me.
L'asfalto si squaglia.
Non riesco a dormire.
Non ci ho voglia manco di fare le foto, per dire la prostrazione, e sì che ci ho il grandangolo di dott.T fino a domenica quindi lo dovrei usare questi giorni.
Invece voglio solo lasciarmi morire in un angolino.
Ma anche, tipo: finire il libro, fare il bagno, stare all'ombra e dormire.
E basta, non chiedo tanto, mica.
Invece vespa, 40°, umidità 80% al lavoro più noioso del mondo, sonno sonno sonno.
Mi consolo con gli gnocchi fritti nel burro e i kinderpinguì, il che può far dedurre ai più scaltri che presto avrò un nuovo problema di cui lagnarmi con gusto, tipo il fatto che non passo dalle porte. (nuovo? ahah)
Vado a ultimare gli sgoccioli di tempo libero frescheggiando nel reparto frutta e verdura, sperando che mi scambino per un’anguria ma non mi comprino considerando il livello avanzato di decomposizione.

In verità vi dico, mie astute faine: comincio ad essere un po' sfavata.
lunedì, 16 luglio 2007

canzone per l'estate

Punto uno.
C’è della gente utile parecchio nella mia vita, che dopo avermi procurato un lavoro etrusco, mi ha anche pure insegnato che esiste la tariffa amica dei treni: ebbene, ho comprato circa centoventuno biglietti in barba alle anomalie del caso e alle anZie per il futuro. Tanto gia lo so che per i gentili voleri del destino quando faccio qualcosa con due mesi di anticipo, sicuro come la morte, quel giorno e solo quel giorno tipo mi chiama calatrava molto molto impressionato dai miei lavori di ristrutturazione di casa della cugina.
Ho deciso che in caso mi metto a bagarinare qua, ve lo dico ora, prenotatevi.

Punto due.
Sono finalmente riuscita a vedere "le conseguenze dell'amore": altro che jimcarrey mente candida dei miei cojoni, è davvero una roba bella. Anche bella fotografia ma soprattutto begli impicci di testa, ben messi insieme, e poi bello pesante coerente. Bis. L’unica cosa che proprio mi ha deluso è stato il trailer, con quella scritta che appare a pezzi: ogni uomo (taddan!) ha un segreto (taddan!) inconfessabile (tadadadan!), da cult americano di livello dei transformers. In barba alle spocchie di Tarantino (che se non l’ho già detto, mi annoia mortalmente, eggià) secondo me i film italiani hanno tutta un’altra politica e poetica, ma se vuoi camuffarli da terminator, allora grazie che non c’è storia.
Comunque, cvd, l'ammore del cinquantenne è la ventenne che, cvd, ce sta.
Amen.

Punto tre.
Ritornano le grandi hit dell’estate, che qui non ci abbiamo niente da invidiare a cosmopolitan: mete vacanziere e ustioni. Si ripropone l’annosa questione e tu che fai per le vacanze? Quesito che, come già spiegato, mi leva di sentimento non poco. Io credo che me ne starò qui a bollire, causa stato disastroso delle mie finanze, questa mia risposta vedo che mette abbastanza a disagio il questuante, perché di solito la domanda è solo un elegante trampolino per raccontare le sue Maldive allinclusive lowcost lastminute e dunque improvvisamente si sente un pochino capitalista a disagio. Non ho ancora mai preso il sole, sole antecedente alle cinque del pomeriggio, dico, quindi non mi sono ancora ustionata come da copione, però in compenso ieri sono stata umiliata da un ragazzo della Nigeria che dopo “ciao” mi ha rifilato per direttissima un troppo bianca grondante di malcelata repulsione.

Punto quattro.
Parole che mi fanno rabbrividire,
quando sento l’accento salire:
suspènse,
perfòrmance,
salopètte,
depliànt,
benettòn.

Passi l’ortografia,
passi la pronuncia,
ma l’accento,
diobono,
eddai.
(attenzione, precisazione: nessuna delle parole sovrascritte si scrive con l'accento così: è lì solo per indicare dove cade)

Punto cinque.
Ci ho un po' i giorni spanati, sogno sconosciuti di flickr, mi gratto le bolle di zanzara con una certa dedizione, penso al futuro con angoscia da manuale, mi lamento con la classe che mi è propria, [per cui ho meritato recentemente l’appellativo di ficosa (pronuncia: fi.osa)] e ingerisco una quantità decisamente eccessiva per non dire ingiustificabile di kinder fettaallatte, biscotti e gelati di ogni risma.
Massì, voialtri, andatevene pure in vacanza.

mercoledì, 11 luglio 2007

you are young, darling, for now, but not for long

Papparappappapa.
(Son cose mica facili da scriversi, eh, da dirsi è un attimo, ma scriverlo giusto, permettete, è arte.) Sto tingendo i pantaloni della tuta macchiati di varichina, che per inciso non so come sia successo, presumibilmente qualcuno in casa mi vuole avvelenare e io svento i suoi tentativi versandomi addosso le robe.
Ma ci avrò questo problema che faccio cadere tutto perché mi stavano sul culo i pizzi rosa e dunque non ho fatto danza da piccina? Mmm.
Vabbe’ comunque la lavatrice va e ci ha tutta un’acqua nera che lévati, io sto qui che cerco di scaricare gli aggiornamenti di windows tramite wireless altrui, mollemente adagiata sul divano, facendo pensieri di un'utilità disarmante, sia mai.

Oggi per voi una succulenta puntata della rubrica biologia da autobus: pronti, via.
Son giorni che penso con sgomento a questa roba qui che fino a trent’anni le donne possono girarsi gli uomini come gli pare, dai trenta in poi finisce tutto, that’s all.
Questa potrebbe sembrare un’invettiva da matrona inacidita o da femminista incallita o il solito circolino autoreferenziale costruito su luoghi comuni da orologio biologico in scadenza, e invece, giuro lo giuro, no.
Perché non è perché sono tutti stronzi e io ci ho trentanni, è perché la biologia porta il maschio alla ricerca di una donna fertile per riprodursi, quindi il più possibile giovane, e la femmina alla ricerca di uomo che possa allevare la prole, quindi il più possibile ricco.
Tutto quel che posso dire è che mi fa impressione che l’ossessione per botulino e reggipetti imbottiti non sia perché siamo schiavi dell’estetica da veri edonisti raffinati, ma che ci sia alla base un insindacabile impulso naturale quale il proseguimento della specie contro cui poco si può cianciare.
La biologia è biologia, ragazzi miei.
Lo giuro su vanity fair.
[se proprio vogliamo considerare il caso mio, io tranquilla, perché io-me, questo istinto riproduttivo, sono sicura, non ce l’ho, sinceramente penso che quei geni dei miei geni se si perdono molto meglio per tutti, e comunque il mio parco fidanzati (ah-ah) ancora non ha capito che sono sulla soglia rottamazione.
Io mi preoccupo per il destino dell’umanità, chiaro.]

Comunque, veniamo ai sospirati cazzi miei.
Lavoro part time da un mese, il che mi permette di fare la vita da vera debosciata che ho sempre sognato: esco tardi, torno tardi, mi sparo due ore di notturne chiacchierette telefoniche, guardo un paio di episodi di friends, che non dobbiamo mai perdere le buone abitudini, ed eccomi a letto alle quattro, fedele alla mia immagine da supergiovane tiratardi.
Ovviamente mi sveglio a ore indecorose, cerco casa, non la trovo, vado a nuotare con assiduità, ho quattro ore di attività etrusca in cui fingo di essere una persona normale molto impegnata nel resto del giorno.
Funziona, secondo me.
Il lato incomodo di tutto ciò è l’indigenza incalzante, specie ora che siamo alle dipendenze di eurocazzostar, ma vabbe’, la vita è bella, sfrigola la padella, evviva la mortadella.

giovedì, 05 luglio 2007

puà

Mi hanno mandato una mail, corredata da una cornicetta di ahahhaha con questo testo realtivo al, puà, segno zodiacale, e questo non fa che confermare quello che ho sempre pensato, che proprio guarda, l'astrologia che robe, io non lo so dove le pescano tali tonterie. Cosa c'era da ridere, quindi, mah.

L'Acquario accomuna all'originalità ed all'indipendenza anche un'anormalità spinta all'eccesso, che può causare violente oscillazioni d'umore e rendere possibile l'assurdo, l'imprevisto e l'imprevedibile.

La permalosità è peculiare del segno, l'individuo cerca sempre di affermare la sua libertà d'essere e d'agire.

Quando non si sente amato e compreso soffre e può cadere in uno stato di prostrazione, anche perché il suo equilibrio non è dei più stabili.
Tende sempre ad andare avanti, a cercare novità, ad evitare le convenzioni.
Il passato gli serve come esperienza durante la sua fuga sempre proiettata in avanti.

L'Acquario ha un temperamento mentale ed intellettuale che vorrebbe dominare i sensi e l'erotismo, quest'ultimo ha uno sfondo cerebrale, il che può divenire causa prima dell'infelicità in amore.

Un'eventuale infelicità affettiva è resa ancor più possibile da altre connotazioni che sottolineano quanto è bizzarro il nato in questo segno: detesta la gelosia, vissuta come costrizione assoluta alla propria libertà, ma lui stesso è geloso anche se potrebbe morire piuttosto che ammetterlo, è geloso e possessivo come pochi altri.

venerdì, 29 giugno 2007

veterinary corner

La cana ha la leishmaniosi.
Prima che io anneghi nei viluppi dei forum in rete sul caso, convincendomi di aver contratto la sindrome di tourette, la frenchmanicure o altre patologie eccentriche, qualcuno di voi esseri inutili sa dirmi se è contagiosa per gli umani o i gatti?
In tal caso il babbo ci fa abbattere tutti, sicuro.

A quanto ho capito la trasmissione può avvenire solo tramite il mefitico pappatacio (con quel nome lì, dico, che ci si può aspettare) ma io effettivamente ci ho delle bolle strane da un po’ e insomma, mmm, è vero che tra i sintomi c’è dimagrimento rapido di cui non vedo traccia alcuna, ma neanche nella cana, se è per questo.
Mmm.
Che secchezza delle fauci, intanto, eh, sarà un caso.
E questa sensazione come di morte imminente?
Comunque la sindrome di tourette può tornare utile.
Spesso e volentieri.

Mmm.

lunedì, 18 giugno 2007

she dreams in color, she dreams in red

Io avevo scritto un post bellissimo che diceva 'nzacco di cose intelligentissime ma ora giace nei putrescenti meandri di splinder, quindi mo niente: il mondo è stato privato della mia arte purissima [cit]
Intanto.
La mia vita grama procede con travaglio, inarcassa continua a recapitarmi disgustose buste di dimensioni inusitate che mi accolgono la domenica notte quando torno sfiancata da eurocazzostar. Io ho iniziato a ficcarle in una cartellina tappandomi gli orecchi e facendo lalalala, e vediamo come va a finire, vediamo.

Ho tempestivamente mancato l’inaugurazione della mostra inutile, ma invece ho visto la festa della luminara a Pisa, vuoi mettere? Sono una pletora di candeline intorno alle finestre di tutto il lungarno, una roba che non posso definire altro che – fucilatemi - romantica.
Nonostante l’alto tenore lirico di tutto ciò, mia madre mi ha fatto pesare alla morte tal assenza, prevedendo a Villa Adriana un pullulare di contatti professionali che mi avrebbero permesso di uscire dall’indigenza, trovare un fidanzato ricco e lavori meravigliosi occultati in ogni pertugio dell’opus reticulatum.
Questo mi porta a pensare due cose.
Cosa uno, che, mamma, eh, come dire, ecco, giusto un attimo. Però va anche detto che fracassare l'anima come so fare io, modestamente, pochi al mondo, quindi posso anche capire che poi uno cerchi le scuse più improbabili per sbolognarmi altrove.
Cosa due, che devo cercarmi casa di corsa ma di corsa of course proprio, con l’indigenza poi vediamo, magari ci si becca sui viali. Sempre che non passino i lettori di greenwich a dirmi mm, non sei proprio di livello AAA+, si diceva scrivi bene, ma noi si va dall'amica qui al lato, scusa eh.

Comunque.
Ho letto caos calmo, il link non mi va di cercarlo.
Di solito io non sono sensibile ai premi strega, io leggo solo robaccia immonda di terza categoria di minuscole case editrici a prezzi spropositati (state pensando a fernandel, con quel logo brutto, bruttissimo, che si ritrova? Bravi) però questo qui ci aveva il titolo ammicca ammicca, l’omonimia, una copertina brutta ma estraibile e quella sotto non è male, costava sei neuri, e quindi.
All’inizio si arranca un po', perché è di una banalità sconcertante, quindi ammetto che serve un minimo di fiducia, però ha uno stile che scorre parecchio, il che già sarebbe abbastanza, la trama decisamente non è abbastanza ma quello che mi ha affascinato e fatto fare pensieri lirici di un certo livello, è lo sguardo lucido di fronte alla sua personale quanto banale mediocrità, le considerazioni sull'umana pochezza, messe così, a baco, senza giudizi sociomorali.
Perché io, lo confesso, per l’umana fragilità, ho un debole.
Accettazione, è la parola di oggi.

venerdì, 01 giugno 2007

always coca cola

Stavo bevendo la cocacola, giusto?
Giusto.
A me un tempo la cocacola piaceva.
E non parlo solo dei chupachups alla cocacola, per cui mercoledì stavo venendo alle mani con Tommaso (per la cronaca, avrei vinto io, solo che lui strilla e allora lo vengono a aiutare i nonni. Vantaggi di avere tre anni)
Proprio quella roba lì con le bolle.
Invece ora mi sembra che la cocacola:

1. sia disgustosamente dolce e lasci un senso di appiccicaticcio vischioso in tutta la bocca. (excursus sul vischioso: la ferrarelle secondo voi non è vischiosa? Tipo non sentite tutti i minerali che sciiivolano sulle mucose? davvero no?)

2. mi faccia pizzicare la lingua

3. produca rigurgiti che mi si insinuano vorticosamente nel naso

Allora una parte di me pensa che ora posso essere una vera no global e dire che io non bevo cocacola perché boicotto le multinazionali e chessò, entrare nei blackblock o quanto meno suscitare molta ammirazione per questa mia presa di posizione così etica.
Però un’altra parte di me pensa che già tutti mi guardano come se fossi un unicorno con la proboscide a forma di boccaglio degli snorky (penso molto agli snorky, ultimamente, deve esserci qualcosa sotto) perché non bevo caffè e ci ho i problemi con gli alcolici e la carne, ecco, se poi non bevo nemmeno la cocacola, beh, posso direttamente dipingermi la faccia di verde e fare la danza del ventre sul plotter in piazza del Pantheon.

Quindi non so.
Per ora la tecnica è la stessa che uso col caffè, ovvero cerco di apportare alla bevanda che mi disgusta delle modifiche tali da renderla disgustosa a ragione.
Mi spiego.
Per il caffè lo provo amaro, dico che schifo, ma forse mi fa schifo solo perché è amaro, allora ci metto zucchero, no, così è cattivo, ancora zucchero, finché non esce una montagnola di zucchero dalla tazzina (mago merlino, sì. I cartoni animati ricorrono con una frequenza che decisamente fa riflettere, meglio non riflettere) allora magari ci metto il latte e insomma, alla fine è così disgustoso che lo getto nelle fauci della pattumiera (io la chiamo pattumiera, e ora basta però) con una certa soddisfazione del tipo “io lo sapevo che il caffè faceva schifo”.
Per la cocacola ho provato farla prima scaldare e poi sgasare e sono giunta più o meno alle stesse conclusioni, più o meno con la stessa tronfiezza ma la pattumiera è un'altra, che sono a studio.
Poi non so, quell’imperativo lì, "bevete cocacola", mi ha sempre un po' fatto incazzare.
Dico, diamine, proprio così, già siamo all’imperativo? Io ti dico col cazzo, fosse anche solo per ripicca, mi sembra ovvio.

Secondo me io ci ho dei problemi con l’accettazione.
Non so che voglia dire, ma sento che è così.

martedì, 27 marzo 2007

ma anche no.

punto primo.
Da una settimana a questa parte mi chiama un numero ricco di quattro, ad ogni ora del giorno e della notte. Mi fa un drin, quello necessario a farmi alzare la testa e poi un secondo, quello necessario a bestemmiare, poi basta ma dopo sette secondi mi scrive xke nn risp? Ora io gli ho cortesemente fatto notare in irreprensibile italiano, che, probabilmente, egli sta equivocando destinatario e io ci avrei anche un poco sonno, adesso. Mi risponde sn enric, dai rispm. Allora io, che sono una persona a modo, chiamo questo numero pregno di multipli del due per avvisare il carissimo che io non conosco nessuno enric (a parte zeboss, il cui desiderio di contattarmi è indubbiamente pari al mio di sottopormi a una colposcopia) e che cortesemente dedichi le sue estremità ad attività più produttive che comporre numeri a caso: non ci crederete mai, ma non mi risponde.
Allora mi incazzo, e che diamine: passi che il mio numero di telefono istori i cessi pubblici, però che se la tirino pure quelli che mi chiamano, eddai no, eh.

punto secondo.
Perché i raider hanno cambiato nome? Raider era un forse sotto sotto un acronimo palindormo dell’anticristo? Cosa mai spinge questi ammiccanti prodotti da bancone a rinominarsi? Ogni volta che sono in fila al supermercato, io non mi do pace, vedo che invece l’umanità continua imperterrita le sue attività. Mondo qualunquista.

punto terzo.
Il mio amico dentista nel giorno del (dente del) giudizio, mi ha avvisato che le benzodiazepine abbassano i freni inibitori e infatti lunedì urlavo vaccate a un volume spropositato, il che sarebbe ordinario se non fosse che le vaccate in questione riguardavano il tizio seduto dietro di me. Ricordarselo.

punto quarto.
Nessuno di quelli che mi ha millantato lavori ha in realtà sostenuto il suo progetto, in compenso ho speso oltre mezzo milione (del vecchio conio, s’intende) per stampare una vagonata di inutili fotografie che ora mi ricadono sul groppone, a sottolineare la mia condizione di disoccupata fallita e squattrinata.
(Credo dovresti iniziare a pensare al fatto che hai un problema)
Dicevi, il 50 f1.8 a ottica fissa? eh?

punto quinto.
Ho molta voglia di scrivere chiasmi filosofanti banali e parimenti mediocri, puttanate intimiste di un’inutilità di certo spessore, consigli letterari e cinematografici assolutamente superflui. Sono pronta per Panorama e Cosmopolitan. Insieme.

martedì, 27 febbraio 2007

wishlist

Cose che a me proprio piacerebbe saper fare

1. fischiare
2. alzare il sopracciglio
3. suonare il basso
4. fregarmene
5. quando perdo non star lì a mandar giù fiele

Questo è quanto.
Statemi bene, io torno nel mio accogliente loop.

lunedì, 05 febbraio 2007

if you close the door

Insomma, qua, si batte la fiacca.
Mi rendo conto che io pure non aiuto.
Ma che ne so, mi vengono in mente solo cose tristissime in cui mi rotolo a guisa di scarabeo stercorario.
Un po' sì, un po' così, mi balocco con pensieri idioti come al solito ma più deprimenti.
Poi oggi magari no, ché a volte ci sono anche questi giorni qui, che c’è il vento, c’è il blu, che sei in vespa con "shuffle mode", che ti senti che te la vuoi vivere tutta, e allora lui mi mette in sequenza alive/boys don’t cry/
puramente casuale/what ever happened e io penso epperò.

A parte questi attimi di gaudio, solita melma infame: nessun lavoro, nessuna casa, nessun fidanzato, nessuna reflex.
Però faccio una mostra di foto, forse.
L'avevo detto?
Non l'avevo detto.

Eh.
"Avresti dovuto essere contento, mi diceva la voce, ero contento, gli dicevo, solo, pensavo, succedeva un fenomeno strano. […] Ti eri abituato al tuo ruolo e stavi nei tuoi panni, come si dice, adesso che si è aperta la porta, ma chi sei? cosa devi fare adesso? Non ti ricordi nemmeno perché la volevi aprire la porta. Cosa ti interessava, questo appartamento? Un po' così, le spiegavo alla voce."

(perché fare la fatica di cercare le parole quando c’è qualcuno che le ha già trovate e messe in fila molto meglio di me? Mi scuso per la punteggiatura probabilmente errata, ma ho il libro via)
(sì vabbe' ma la smettiamo un po' di parlare dei fatti tuoi? grazie.)

sabato, 03 febbraio 2007

la tua coda di ricambio

A me piacerebbe tanto avere la coda.
Così non dovrei cercare di spiegare i miei stralunamenti emotivi.
Poi dovrei spiegare perché ho la coda, vabbe’, ma io sto parlando di un mondo ideale in cui tutti abbiano la coda.
E il pelo bello come i gatti, ché così niente depilazioni, niente sciampi, niente scottature, niente rughe e tutto bello da accarezzare.
Già che ci sono, anche le fusa, non sarebbe male.

Io dico, ma con tanti utili gadget a disposizione, perché gli umani hanno solo un accessorio pernicioso come il cervello?

venerdì, 26 gennaio 2007

hai davvero motivo di vergognarti, credimi

Dio che giornatine, che passano da queste parti, mm.
Tra un rinstallo e l'altro mi sono venute in mente diverse cose di cui dovrei vergognarmi, in esclusiva per voi: prendete e godetene tutti.

1. Mi piace leggere vanity fair, ma non ho il coraggio di comprarlo. Quindi leggo quello di vertigoz.

2. Quando sono contenta salto e spesso urlo anche. Per fortuna sono sempre incazzata. Lì urlo lo stesso, comunque.

3. Non ho mai visto quarto potere. Se è per questo, neanche tante altre cose. Però so a memoria erri e selli. Gesù.

4. Trovo il giornale di un'estetica offensiva e anche molto scomodo. Rapporto conflittuale, io e il giornale

5. Non mi piacciono i bambini, specie i neonati. Dopo invece, eh.

6. Non ho mai capito niente dell’iva, dell’irpef e di quegli altri milioni che pago all’inarcassa: pago e basta. Sono un personaggio ideale per le truffe, segnate pure.

7. Ho parecchio paura del buio, anche se ostento noncuranza in compagnia.

8. Parlo da sola, in continuazione. Una noia starmi a sentire, che non vi dico.

9. Questa è la peggiore, un ep