- Allora, le opportunità sono due: o decidiamo che non c’è niente da fare e ce ne facciamo una ragione e amen, oppure restiamo qua e continuiamo a lamentarci, oppure, e forse è il caso, cominciamo a fare qualcosa. - E allora con gli oppure però siamo a tre e non sono più due come avevi detto.

camilla_lo
cantoediscanto
culodritto
dessa
eddiemac
gagrito
junior
ladyanna
martina
mavimavi
poleposition
pulsatilla
reme
vertigoz
zoca

avvertenza.
tutte quelle che fanno
ciccicicci con gli uomini
nei miei link,
io le odio.

postilla.
fare l'uomo link
da laclauz è un
mestiere duro.

le parole sono importanti.
e anche gli accenti
ma soprattutto un po' si
scrive con l'apostrofo,
grazie.


robaccia

linkami pure, eh (poi non dire non ti avevo avvertito)

affinità-divergenze fra la compagna lucy van pelt e me
[1] [2] [3] [4] [5] [6]



perché anche io mi occupo di fashion, che si sappia


per i complimenti
per le critiche

incappati
*loading*

“Che c’hai tu?
I cazzi seri?
Ma falla finita,
ma chi ci crede?
Tu ci credi?”


giovedì, 12 giugno 2008

la mia vita autismo e rockandroll

La maggior parte dei giorni
mi sembra di essere
quelle canzoni post rock
che cominciano con un giro
e tu pensi
sì sì molto bello
ora però comincerà la canzone
e invece va avanti così
fino alla fine.

martedì, 27 maggio 2008

i gelati sono buoni ma costano milioni

Adesso ho preso il gelato e scrivo mentre lo mangio ed è difficile.
Yogurt e nocciola.
Ogni volta che prendo lo yogurt con qualcosa, Cristiano, quello del gelato, si mette a ridere o mi fa pfff per farmi capire che sono un'imbecille.
Però lo yogurt ormai l'ho preso con tutti i gusti e lui mi fa sempre la faccia furba e pfff.
Allora mi chiedo: qual è il gusto giusto che sta con lo yogurt?
Esiste?
Il salnitro?
La pece bollente?
Tu lo sai?
Me lo dici per favore?

Forse lo yogurt è fatto per stare da solo.

lunedì, 12 maggio 2008

parentesi pleonastica

io laclauz mi piace fare le foto
venerdì, 11 aprile 2008

esercizi di stile - siam poi gente delicata-

Io nella mia vita ci sono dei giorni che penso che vorrei un cervello nuovo senza quelle robe avanzate dentro che ti viene una nostalgia fortissima e vuoi piangere e poi pensi che è solo la sindrome premestruale.
Nella mia vita di ieri mi è successo un fattaccio di quelli che li dici in giro e tutti fanno la faccia che ti compatiscono ché non sei più uno che rompe i coglioni per sport.
Il fattaccio è che c’è questo mio amico qui che dice delle parole molto carine che ieri l’hanno ricoverato in ospedale perché ha avuto un’aritmia e io non lo sapevo cosa fosse un’aritmia e me lo sono andata a vedere sul vocabolario e poi mi sono andata a vedere anche termoablazione e quindi adesso so un sacco di parole nuove.
E allora mentre andavo da questo mio amico sotto la pioggia che era un viaggio lunghissimo ho pensato a delle cose che non devo pensare e mi è venuto di nuovo da piangere.
Per un motivo diverso da prima, però.
Poi ho pensato che basta un po' piangere, per la miseria.
Poi sono arrivata in questo ospedale lontanissimo e lui era tutto vestito sul letto e c’erano dei vecchi tutti intorno cioè non intorno a lui, dei vecchi per conto loro nei letti, e allora io l’ho visto tutto vestito e non mi è venuto
più da piangere.
Che se uno è vestito sta bene, ho pensato.
Invece non è vero.
Però io volevo pensare che fosse vero.
Però poi con tutte queste storie serie mi sono dimenticata di comprare il latte e anche di cenare e allora non ho fatto colazione e quindi ora sono molto molto triste ma presumibilmente perché ho fame.
Allora io quando sono triste mi viene voglia di telefonare a tutti i miei exfidanzati anche quelli di un pomeriggio per dirgli delle sciocchezze ma poi non ci ho i numeri più perché siccome lo so che mi succede questo io i numeri li butto.
Però delle volte ci ho ancora le mail questo non è per niente bene perché per esempio io ora ho appena scritto una mail che secondo me era meglio se non la scrivevo, questa mail.

mercoledì, 23 gennaio 2008

I wanted a puzzle with pieces missing.



So che possiamo fare di meglio, volendo.
Però facciamo, per favore, facciamo.

domenica, 30 dicembre 2007

sonno forse sì, voglia di andare a letto no.

"Torna più presto che puoi dentro questa nottataccia che sto vivendo.
Vendimi delle rose bianche e delle canzoni da circo con dentro delle facce spiritose e gentili che sappiano ben suonare i loro strumentini di legno.
Fammi essere contemporaneamente Stanlio e Ollio.
Fammi vedere il biglietto vincente della grande Lotteria Del Gelato Di Capodanno 1979 dove tu leccherai tutta la cioccolata e io tutta la panna.
Insomma, divertiti, e se ci incontreremo ancora, fammi divertire."
sincerely yours,
the horrible.

martedì, 30 ottobre 2007

2a+p = 63

Piove, non posso tornare a casa.
Potrei utilmente investire il mio tempo per cercare seminterrati muffiti casa e invece sto qui a cincischiare su un blogo mortaccino che tedia anzichenò.

Oggi pensavo che a volte ci sono delle cose che vengono così, e invece poi sono da scolpire negli annali.
Tipo dormire quindici ore e poi andare a piedi a comprare il giornale tra gli alberi arancioni e le castagne.
E leggerlo sdraiati sul letto.
Son cose, davvero.
Perché io mi ingarello sempre a leggere il giornale, e invece sdraiato su due metri per due ce la posso fare.
Bello.
Cioè, non solo per quello.
Ma comunque.

Ho tanta fame, diffidare sempre di quello che dico quando ho tanta fame. (Diffidare di quello che dico, comunque in ogni caso)
Che mi ricordo quando eravamo a Berlino con Francesco che facevamo delle litigate mostruose quando non mangiavamo da un po'.
E poi arrivavano le cose, lì, le kartoffen, e si era improvvisamente tutti concilianti.
Te lo ricordi?
Un viaggio parecchio bipolare.
Anche quadripolare, volendo.

Che io ci ho questo problema, comunque, ai ristoranti, che a prescindere da cosa ordino vorrei sempre mangiare quello che ha ordinato lo sparring partner.
Sì l'erba del vicino, ma soprattutto ci ho l’indecisione invincibile fino alla fine, che essere persone decise o testarde non è proprio la stessa cosa.
Se volete vederci una metafora della mia vita, prego prego, fate pure.

E poi, boh.
Stasi.
Ho una vita piccola piccola, questo mi sembra.
Che sta tutta in un jollyinvicta, che poi è una delle mie citazioni preferite.
Quando ero a Barcellona era faticoso, era nostalgico, tragicomico e anche tanto triste anche a volte, ma mi pareva di costruire qualcosa. (cosa?)
E sono contenta di avere un utile inutile blogo che mi ricordi che comunque scassavo il cazzo anche lì, sia mai.
Mi manca Barcellona, ma soprattutto quella sensazione di andare avanti, di salire.
Ora sono su un pianerottolo e per un po' mi è bastata la soddisfazione di guardare giù, ma adesso sento che dovrei ricominciare a salire.

Quest’anno sono successe tante cose.
Belle direi, per lo più.
Eppure mi sento ancora sul pianerottolo.
E di nuovo mi sale la sete mai appagata di chi starnazza e non vuol volare, che poi è un’altra delle mie citazioni preferite.

Lo mettiamo in angolo blues questo post?
Temo in effetti non sia degno del mai più senza.
Son dubbi, eh.

martedì, 24 luglio 2007

I wanna be your dog

Ci sono quei cani che te li prendi piccini e li cresci e li fai diventare grandi e poi sono il tuo cane nel bene e nel male.
E poi invece ci sono cani che arrivano un capodanno pieni di fango, con le orecchie mangiate dalle mosche e gli occhi tristi, e ti chiedono se possono restare.
Questi cani qui, se li fai restare, poi non chiedono più niente, mai più.
Questi cani qui ogni volta che ti vedono fanno toc toc con la coda, ma in un modo diverso, come se fosse sempre un miracolo che non ci siamo persi di nuovo.
Questi cani qui poi succede che non riescono più a correre, poi più a mangiare, poi più a respirare.
Ma continuano a fare toc toc con la punta della coda quando ti vedono, perché non ci siamo persi, allora, ancora.
Ecco, allora, in questo momento qui in cui questi cani così ti guardano con gli occhi così e tu non gli puoi spiegare niente di cosa succede, allora tutte le cose che sembravano giuste cominciano a non sembrare più così giuste
e io riesco e pensare solo
se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un cane che muore.
 

martedì, 12 giugno 2007

e a culo tutto il resto

Per motivi che sarebbe fuori luogo approfondire, il blogo mi fa tanta tristezza adesso.
E ora pensate di aver capito,
ma,
credetemi,
non avete capito.
Quindi ora, per evitare che io scriva delle cose decisamente inopportune e vi offenda tutti singolarmente, facciamo che ho scritto questo post qua.

Dei giorni, svariati giorni, mi sembra che la vita sia solo un mucchietto di bollette da pagare.

Da domani forse sono in part time, forse sono di nuovo senza lavoro: nuove ed emozionanti news sul mondo del precariato, solo su laclauzblog.

giovedì, 03 maggio 2007

and I'm waiting for you (categoria: mezzo intimismo di mezza stagione)

È un po’ che ci penso, a questa cosa, mentre sto qui che ti aspetto e mi fumo una sigaretta ideale.
Questo mio lavoro del tedio infinito è in centro supercentro, che in centro così solo la casa di Barcellona. Sto dietro il pantheon, in una stradina pedonale, imbottita di ristoranti con traduzioni di molto maccheroniche della parola maccheroni, di gelati dai colori discutibili, ma soprattutto, ovviamente, popolata da turisti di ogni fatta.
Se però poi distogli un attimo l’occhiale (da sole, sia mai) da modì tutto ma dico tutto a 9.99 eh, allora amaromontenegro, sapore vero: ci sono delle botteghe assurde sbucate fuori da mille anni fa, il corniciaio, l’incisore, l’imbalsamatore, l’agopuntore, il cicciopastore e via dicendo.
Beh, è molto bello.
A parte le folle di orribili motorini compenetrati tra loro, a parte la sovrabbondanza decisamente inquietante di forze dell’ordine di ogni ordine, a parte i macchinoni lustri con la patacca arancione e uno schiavo in servizio civile al volante, dico: a parte tutto questo che da tanta parte de l’ultimo orizzonte il guardo esclude, è molto bello.

Oggi dal panettiere, ma toh guarda, ho incontrato il capo, capo lasciato su circa cinque secondi fa, capo che è un tipo talmente carino che guarda, la parola capo gli si addice davvero poco. Tipo è uno che dice anche grazie e per piacere, roba da matti.
Comunque, per rimanere fedele a questa sua immagine di anti-zeboss, mi ha fatto abusare del suo posto in fila (con indicibile stizza degli astanti) e mi ha anche pure offerto il panino.

Dunque ho potuto consumare la mia versione di pranzo lavorativo preferita, rigorosamente in alone version (ci mancherebbe): nascondermi in un angoletto arancione, diventare invisibile e guardare il pantheon, guardare la gente impazzita con le digitali, guardare le facce di quelli che si fanno fotografare, guardare i capelli biondissimi delle svedesi e quelli nerissimi delle giapponesi (che generalizzazioni geografiche di merda, quanto sei provinciale, madonna) guardare gli ometti con le catenine e le borse fine, guardare i milanesi con gli zainètti.
Chissà se c’è un’ora in cui al pantheon non c’è davvero nessuno, beh, se quell’ora ci fosse, ecco, qui lo dico e qui lo nego, ma anche se quell’ora dovessero essere le sei, a me proprio piacerebbe venire a fare delle foto -brutte- come dico io.
E pensavo che sì.
Che proprio sì, che proprio qui, voglio stare.

Poi sono arrivata alla carta del panino, faceva anche un po’ freddo e allora son tornata su con la mia postprandiale sigaretta ideale e le mie nuvole dentro la testa.
Che tra poco, lo so, pioverà.
lunedì, 09 aprile 2007

I deserve nothing more than I get.

Sono sempre allo stesso punto,
intorno a cui continuo a girare furiosamente.
La cosa bella è che non è fermo per niente neanche quello
e le cose continuano a cambiare prospettiva con delle aberrazioni spaventose.
La gente che amo intanto fa i bambini, e tanti anche.
E io mi ci commuovo, e tanto anche.

Ma ognuno ha quello che si merita.
Chi starnazza e non vuol volare non si ritrova magicamente dall’altra parte dell’oceano,
non è così che vanno le cose,
no.

mercoledì, 14 marzo 2007

il caso vuole che io non sia per niente quello che tu avevi avuto in mente

La verità è che come dice l’esimio dessa, il caso gestisce una fetta di vita molto più grossa di quanto noi non ci si racconti.
Ce la incallano, molto americanamente, che volere è potere, ma in realtà è quasi tutto chimica.

Perché a volte ti sembra di avere scelto una direzione e invece c’è dietro un labirinto di subdole circostanze casuali che ti hanno portato a quella scelta.
Tipo, per dire: il fatto che a me piaccia Barcellona non sarà forse legato un pochino al fatto che la prima volta che ci sono andata mi sono ritrovata in casa il sosia bello di tom cruise? E il fatto che Venezia mi stia sul culo non dipenderà un po’ dal fatto che quando ci siamo andati in gita l’uomo per cui sbavavo da anni si ammucchiava con la mia amica del cuore?
Secondo me sì.

La verità è che i giorni in cui stai bene la gente lo vede e ti si appiccica come le brooklyn sotto il banco, e i giorni in cui stai male hai buone probabilità di essere pisciato al colloquio come lavavetri semaforiale. Il che poi giustifica ampiamente anche la celebre “legge del filotto” secondo cui quando sei accoppiato tutti ti vogliono e quando sei solo tutti ti schifano.
E da cosa dipende se stai bene?
Casualità.
Se gli gnocchi erano buoni, se i jeans ti vanno larghi, se Vertigo ha scritto un nuovo post.
Per non palare poi di uragani terremoti o cromosomi sbagliati.
Tipo io ho deciso di partire perché stavo male a Roma, ma magari se il giorno prima mi fossi imbattuta in luigilocascio sarei rimasta qua e ora sarei madre di tre gemelli.
(Ma anche no).
Da che mondo e mondo ci dicono che ci sono i dii e cazzi e mazzi perché è troppo angosciante pensare di non avere controllo alcuno sulla vita.

E comunque tutta queste banalità da postalmarket erano solo per dire che se le cose mi vanno bene non è perché il caso aiuta gli audaci, ma perché sono stata fortunata. E qualcuno non so chi una volta ha detto che chi darwinianamente sopravvive sono gli intelligenti e gli imbecilli fortunati.
Indovina indovinello in che categoria si trova la specie delle clauz?

Eh.


(Sono un zacco seria questo periodo: c’è da preoccuparsi.
Preoccupatevi, essù.)

sabato, 10 marzo 2007

why won't you talk about it

Non parleremo delle solite cose, però.
Tipo.
Non del fatto che si sono infilate le briciole di pane nonché delle pillole omeopatiche sotto i tasti del portatile e tre quarti non funzionano più.
Non del fatto che ci sono rimasta male circa un milione di volte per circa un milione di stronzate in questa settimana.
Non dei tuoi capelli tanti o dei tuoi occhi belli.
Non dei giorni, non delle notti.
Non del fatto che attraggo una quantità incredibile di squilibrati e che gli do retta perché son cretina.
Non dei soldi troppi che spendo a stampare.
Non del fatto qualcuno è post senza essere mai stato niente.
Non del fatto che credimi pensavo davvero di avere superato.
Non del fatto che continuano a chiedermi se mi faccio le foto perché mi reputo figa, diobono.
Non del fatto che secondo me dire a uno che è l’ultimo uomo che ti aspetteresti ti mettesse le mani addosso è un complimento.
Non di tutta la gente davvero carina che mi ha scritto e risposto (grazie, davvero) e di tutta quella meno carina che avrei avuto piacere che mi rispondesse. (se stai pensando: io, dici? Sì, tu, dico.)
Non del fatto che nel mondo intanto succedono cose, la gente fa bambini, compra case, eh.
Non del fatto che una mia amica del liceo è stata fidanzata col conduttore del programma dei pacchi tuoi, di raiuno e io ho scoperto ora che quello è un conduttore. (lo è?)
Non delle lenzuola che abbiamo consumato.
Non del fatto che mi è piaciuto il film di fabiovolo e potrei disquisirne per bene.
Non del fatto che dovrei fare i soppalchi per casa di emmecì (ciao emmecì, eh)
Non del fatto che vorrei dare un nome a tutto questo (il tuo, possibilmente)
Non di casa mia.
Non della mia logica di calze nere.
Non del fatto che lo so che sono molto fortunata.

Non delle nuvole anche poco barocche che portano tutto questo.
Non delle chiacchierette tutta la notte che son la cosa più bella del mondo e che comunque ieri si sono dette un frego di cose interessanti che ce ne sarebbe da andare avanti ancora giorni e ancora notti e ancora di più.

Né tanto meno del fatto che non sono più assolutamente in grado di mettere in fila due righe di senso compiuto.

Niente.

Qui si parlerà unicamente della gatta che ci ha i problemi intestinali e devo andare a darle la pasticca e ogni volta son colluttazioni mica da ridere.
Cordialità.

martedì, 20 febbraio 2007

e non c'è modo di fuggire, mai, mai

io sono perso
sono confuso
tu fammi posto
allarga le braccia
dedicami la tua notte
la notte successiva
e un'altra ancora
dedicami i tuoi giorni
dedicami le tue notti
oggi
domani
ancora.


venerdì, 26 gennaio 2007

if I could be who you wanted

Oggi mentre ero in fila al supermercato pensavo questa cosa qui. (fondamentale la localizzazione topografica, mi raccomando)
Che quando la gente è innamorata di te e tu non te ne accorgi, è semplicemente perché non te ne frega un signor niente.

Non è perché sei distratto, non perché sei tonno, non perché e perché ma solo ché è proprio dell'umana natura accorgersi unicamente delle persone che interessano.

Quindi è inutile pensare a come sarebbe stato a saperlo, perché sì, magari poi si combina pure qualcosa, ma ci sei dentro per i capelli, non con tutte le scarpe.

Punto.

Invece secondo me, quell’altra cosa, quella che proprio ti veniva il mal di pancia quando squillava il telefono, quella cosa lì anche a distanza di anni non te la dimentichi mica e quando ci si rivede, eh, ti sale la pezza ogni volta, magari non così forte, ma io sono dell’idea che se una persona ti è piaciuta forte, ti piacerà sempre, almeno un po’.

Comunque.

Un bel dì, vedremo
levarsi un fil di fumo
sull'estremo confin del mare
e poi la nave appare.
Poi la nave bianca
entra nel porto,
romba il suo saluto,
vedi?
è venuto!
Io non gli scendo incontro.
Io no. 
Mi metto là sul ciglio del colle
e aspetto, e aspetto gran tempo
e non mi pesa la lunga attesa.
E' uscito dalla folla cittadina
un uomo, un picciol punto
s'avvia per la collina.
Chi sarà? 
Chi sarà?
E come sarà giunto?
Che dirà?
Che dirà?
Chiamerà Butterfly dalla lontana.
Io senza dar risposta me ne starò nascosta
un po' per celia, e un po'
per non morir
al primo incontro.

(toh, bestie)

domenica, 31 dicembre 2006

because the night

Secondo me quando ti capita una cosa brutta, anche se capita solo nella tua testa, il momento peggiore, quello che proprio non si regge, è quando vai a dormire, a narcotizzarti, anestetizzarti: quelle cose lì che per un po' puoi illuderti che non sia vero niente.
Perché sai che il prossimo momento in cui avrai conoscenza sarà insopportabile, ti sorprenderà quando sei ancora molle di sonno coi sogni metà aperti, quando non sarai preparato, quando ancora potresti pensare che non sia successo niente, e invece ti cadrà tutto rovinosamente insieme, senza avere tempo di metterti le mani in testa per ripararti, perché le mani e i pensieri saranno ancora sotto anestetico.

Quel momento lì, io, quando vado a letto, non posso fare a meno di pensare che sarà inevitabilmente tra poco e non potrò proteggermi in nessun modo, questo saperlo prima non potrà difendermi.
Come quando batti il mignolo sullo spigolo e prima che il dolore ti arrivi puoi contare fino a tre.
Come quando ti tuffi e ormai sei a mezz’aria e sai che indietro non si torna e che presto spash.
“Perché ti rendi conto che la botta, è questione di poco, sta per arrivare”.
E non puoi farci niente, proprio niente.

venerdì, 24 novembre 2006

le cose non sono le cose

Eh, cose così.

Al di là dei fatti, che pure ci sarebbero da raccontare cose, oggi è uno di quei giorni in cui mi sembra che le cose mi si rivolteranno contro all’infinito.

Ma non le cose tipo la sfiga quotidiana, proprio le cose quelle che faccio. Questa cosa di sbagliare e cadere e rialzarsi, che poi se guardi bene c’hai un sacco di sbreghi e quando meno te lo aspetti, eh, tirano.

Io mi sbaglio.

E allora bella forza, tutti si sbagliano, ma invece no.

Io mi sbaglio perché mi credo sempre che le cose siano diverse, che tutti seguano il mio copione personale, e poi quando mi rendo conto che invece, ma sai che, ma per niente proprio, ecco, allora, io ci resto male.

Quindi non so, penso che chissà quante cose in realtà sono diverse da come io le vedo, che forse io sono come le mosche con cento occhi quando gli altri ne hanno due (o viceversa) e che non c’è niente di oggettivo e la realtà è sempre soggettiva, se mi ricordassi quale filosofo lo diceva.

Però in questo soggettivismo, relativismo, come vogliamo chiamarlo, io mi accorgo che continuo a sbagliare e allora non so, non so bene, cosa dovrei fare, forse cercare quella gente che anche lei ha cento occhi e andare tutti insieme a mangiare merda.

Allora, con questo incessante intimismo, la smettiamo o no?

No.

lunedì, 02 ottobre 2006

my hometown

Tipo che scrivo dall’aereo, robba forte.
Tipo che io ho una capacità di attrarre critiche straordinaria, credo sia il mio talento migliore, solo che non ho il corrispettivo utile di saperle incassare. "Sì perché te non puoi suscitare indifferenza". Uhm, sì ma mica lo so se è una bella cosa. Cioè in teoria sì, in pratica manco per il cazzo, quindi outing: ci resto male quando mi dicono le cattiverie, già.
Tipo che la mia mamma mi ha detto che tutto sommato sì, faccio delle foto interessanti, no dico, non so se avete presente la mia mamma.
Tipo che casa. Cana, gatti, polpette, amiche col pancione e cose così.
Tipo che a roma di venerdì sera è pieno di gente, a uscire di casa.
Tipo che alla biglietteria della mostra di cartier bresson mi hanno chiesto se avevo meno di venticinque anni e io direi che è abbastanza per motivare un viaggio a roma.
Tipo che la mostra di cartier bresson, uhm, eh, sì, insomma, come dire, anche no.
Tipo che ho lasciato una cifra più che consistente da feltrinelli alla sezione narrativa lettera N, così sulla parola di mr.bing e ora se non mi piace corro nel profondo nord e gli spacco gli occhiali. Che in effetti non ha.
Tipo che da feltrinelli c’era una specie di monografia su jovanotti con delle foto bellissime ma bellissime bellissime. Tipo che quanto mi sta sul culo la gente che dice che jovanotti è un coglione perché non solo prima era un cazzone e ora fa il guru, ma la donna gli ha messo pure le corna e lui non l’ha fucilata come sarebbe stato sano. Giuro che esistono. A me jovanotti mi piace perché prima era un coglione e poi ha capito che no e secondo me non c’è niente più bello della gente capace di cambiarsi. E poi è bellissimo, sempre secondo me.
Tipo che dopo quasi dieci anni mi sono tagliata i capelli corti e ho molto più la faccia che mi piacerebbe avere.
Tipo che mi sono tagliata i capelli in un posto dove ti mettevano in testa, giuro, uno scotch coi cuori e io ero tutta che mi chiedevo chissà che ci si fa co sto scotch che si chiamava, giuro, il nastro del buonumore e invece a me niente nastro del buonumore e ci sarà un perché, dico.
Tipo che coi capelli corti tagli via tutta quella fetta di uomini squallidi che cercano le femmine vere, grazie a dio.
Tipo che la nonna mi ha detto che le ragazze coi capelli lunghi sembrano un rettangolino, i capelli lunghi piacciono solo agli uomini (scemi) ma stanno male a tutti.
Tipo che questa mia nonna, che poi è l’unica che ho, è davvero un fenomeno.
Tipo che, ecco, questa storia dei viaggi e delle valige, ecco, io direi che basta così.
Tipo che meno che mai so che combinare con la mia vita.
Tipo che stasera c'ho un po' il groppone e penso che non voglio più vivere lontano dalle persone a cui ci voglio bene, ma forse è anche colpa di bob dylan nelle cuffiette ora.
Tipo che questo non è un bel post, ma io lo posso dire e voi no, visto quanto scritto sopra.
Siamo pur sempre nell’angolo blues, che diamine.
venerdì, 18 agosto 2006

island in the sun (riassunto)

ho avuto mare per lavare le mie idee
asciugate al sole, poche nuvole
davvero caldo il cielo iberico
e questo sole d'agosto
ritorna sempre più forte
con questa voglia di viaggio
se riuscirò alla fine a farmi del male
alla luna di notte
che mi nasconde le mani
e questo perdere i sensi
senza neanche un motivo

lascia che si liberi
la vera entità delle cose
slegami
e non avere più

paure

***

E diciamo pure che sono andata in spagna solo per poter scrivere la strofa seconda col cielo iberico.
Potete anche non commentare, ma solo per questa volta.
Buone vacanze, o quel che c'è, cialtroni, se ne riparla tra una settimana, non mancate.

mercoledì, 07 giugno 2006

that’s me in the corner

pensare mi rende pazzo e essere pazzo mi fa pensare che bisogna essere pazzi per pensareMa che ne so.
Anzi lo so.
Anzi sembra tipo che sì e poi invece è no.

Se fossi qui ci andremmo a mangiare il gelato e parleremmo della nostra corona di stelle e di spine, croce e delizia e demenzialità, potrei fare la faccia del drago verde che saluta e cantare forte, poi io mangerei anche il tuo gelato e controlleremo che ohssì ho proprio gli occhi verdi e che siamo dei falliti e che siamo i falliti più falliti di tutti e che siamo egocentrici ohssì e che riusciamo a farci male in dei modi sempre diversi perché siamo un zacco creativi e che la fisiognomica dice che bisogna volermi bene, checazzo.

Ma invece no.
E non scrivere che tu lo sai perché tu non lo sai.
Mi mangerei i ginocchi per quanto mi sto sul culo.
Mi fa paura il silenzio ma non sopporto il rumore.
Sono stanca di guardare il mondo che gira, ma non ce la faccio a girare anche io.
E cameriere portami da bere, non sopporto che il mio corpo mi ponga puntualmente il conto della merda che ho nella testa.
Sono stanca di spiegare, vorrei non avere sempre questa ansia di dimostrare qualcosa (cosa?)
e vorrei essere chiara, chiara, chiara, sempre.
E vorrei dirlo meglio ma non sono capace.

"Sono stanco di avere mani e piedi legati al cervello, dal cervello vorrei sganciarmi e penetrare tutte le menti del mondo. So che non si può vivere se non si sa decidere su ciò che ci capita in certi casi ciclici. Voglio trascinarmi con la testa pesante sotto gli scarponi e uscire volentieri dal mio cervello stretto, e poi cadere malamente con il muso a terra senza farmi male, senza farmi male, senza pensare male e non farmi male senza pensare"
(Lui sì)
martedì, 21 marzo 2006

che sei partita e chi lo sa se torni

(quella cosa delle matite per giocare, eh dico, speriamo)

martedì, 07 marzo 2006

con un piede ancora in terra e l'altro già nel mare



(riguardo quella roba del bordello americano, francamente, spero mi vada un po' meglio)

venerdì, 03 febbraio 2006

should I stay should I go (se non mi richiamano? o peggio, se mi richiamano?)

“Guarda come scappi! Guarda come scappi! Dove scappi? Vieni qua a parlare con me! Vieni qua a parlare con me! Se sono tutte stronzate, dimmi perché adesso non esci da quella porta, eh, e la smetti di imitare la vita, e la smetti di prenderti per il culo, e cominci a fare le cose sul serio, e ti trovi uno schifo di lavoro, e vai in ginocchio da quella donna, a chiedere perdono per il male che le hai fatto e per lo stronzo che sei stato con lei, e se la tua partita non è ancora finita, cerchi di riacciuffare un’occasione rarissima che ti è capitata di vivere una vita da persona normale. Me lo sai spiegare perché non lo fai, me lo sai spiegare, che cazzo?”

(per il live, bottone destro
qui)
lunedì, 05 dicembre 2005

io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi

Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi,
giocando coi miei giorni, col tempo.

venerdì, 18 novembre 2005

devo essere presente devo tenermi su (questo era un commento ma splinder mi vuole il male e lo ha mangiato)

Inaugurazione fatta, nel prevedibile delirio di presidenti direttori curatori flash e microfoni.
Nonostante sei ore di stivali e gli amici architetti, sono viva, credo.
Ora che è calata l’adrenalina è ufficialmente iniziato il down.
Ma di quelli brutti.

Sono riuscita a litigare anche zd, e questo fa di me un caso umano perché davvero con zd non è possibile litigare, non conosco nessuno che ci sia mai riuscito. Anche se non è poi un risultato così degno di nota visto che riesco a litigare anche con persone che non ho mai visto.
Ogni frase che comincia con secondo me è in potenza una cazzata perché ho i ricci del soggettivismo e questo vuol dire solo che il cervello mi funziona male e io non dovrei stare qui a farmi le pippe su come funziona il mio cervello ma stare dillà (cioè nell’altra finestra) a impaginare i miei lavori millantando competenze.
L’idea di fare un portfolio o comunque dover dire le cose in cui sono, mon dieu, “capace”, mi atterrisce, dovrei avere un manager o un promoter, o come cazzo si chiama, uno che ti spinge nel sociale, perché io mi sa che per la gestione dei rapporti sociali non ci sono proprio tagliata.

E poi.
Tutte quelle cose che ci son da fare, non mi va di farle, punto.
Vorrei solo ingurgitare cibo ad alto contenuto consolatorio e vegetare sotto il piumino coi gatti.
Il fatto che ogni probabilità in questo momento i gatti si stiano dedicando alla suddetta attività, aggiunge un che di beffardo alla vicenda, convenitene.

Mi sa che vado ad affogare la mia nullafacenza nella campagna fiesolana.
Poi vi dico.
(forse)

giovedì, 27 ottobre 2005

post-it

that I would be good even if I did nothing
that I would be good even if I got the thumbs down
that I would be good if I got and stayed sick
that I would be good even if I gained ten pounds

that I would be fine even if I went bankrupt
that I would be good if I lost my hair and my youth
that I would be great if I was no longer queen
that I would be grand if I was not all knowing

that I would be loved even when I numb myself
that I would be good even when I am overwhelmed
that I would be loved even when I was fuming
that I would be good even if I was clingy

***

Ma forse è come quando cerchi qualcosa che non trovi,
che quando smetti di cercarla poi la trovi.

venerdì, 05 agosto 2005

contento perché so che il tempo che non ho non ci dividerà

ho avuto tempo di capire che non c'è
mai abbastanza tempo per decidere
quale strada seguire da che parte del mondo guardare
ho avuto modo di intuire che è così
talmente semplice quasi lineare
basta avere coraggio nelle curve più difficili
e questa lingua d'asfalto
ma chissà dove mi porta
con questo stare davanti
se riuscirò alla fine a farmi del male
alla luce del giorno
che non illumina tutto
e questo perdere i sensi
senza neanche un motivo

lascia che si liberi
la vera entità delle cose
slegami
e non avere più
paure

***

robaccia blues intimista,
ma secondo me ve la siete meritata tutta.
Buone vacanze, cialtroni.

lunedì, 01 agosto 2005

first to fall over when the atmosphere is less than perfect

dico quel che penso
e faccio quello che dico
l'azione è importante
siamo uomini troppo distratti
da cose che riguardano vite
e fantasmi futuri
ma il futuro è
toccare
mangiare
tossire
ammalarsi d'amore

***
ma che ne so.
io c’ho una confusione in testa che lo so solo io.

martedì, 14 giugno 2005

sentivo l'odore

C’è una puntata di sex and the city in cui la tipa scopre per caso l’anello dello sposalizio che il suo fidanzo le ha comprato e appena lei apre la scatolina le viene improvvisamente un fiotto di vomito e corre in cucina.

Per l’occasione il tutto non viene fatto intuire da versi gutturali/abbraccio del cesso come nel glorioso inizio di cresceranno i carciofi a mimongo: no, è ben inquadrato, giallo.

Ho pensato che fosse una scena figa.
Non una scena da ridere, davvero.
E insomma, non che a sex and the city ne passino spesso, di scene fighe.

Però non credevo potesse succedere davvero.
E invece può.

Anche senza anello.
Anche senza fidanzato.

venerdì, 13 maggio 2005

a volte (puttanate intimiste® sulla vespa, ma che non diventi un’abitudine)

a volte succede che il tuo motorino si ferma e non si capisce perché ma tu lo sai che è perché è geloso della vespa che sta arrivando

a volte succede che qualcuno ti dice che nero è il colore migliore perché si abbina con tutti i vestiti e questa cosa ti fa davvero spisciare

a volte succede che una persona che proprio proprio non te l’aspettavi ti viene a prendere a studio e mangiate della pizza untissima sulla panchina di via nomentana e tutta la giornata di merda appena passata ti scivola via

a volte succede che non riesci a dormire perché c’hai tutta questa adrenalina di essere riuscita a comprarti la vespa e ti ingolli un sacco di bromexina

a volte succede che vedi per la prima volta la tua vespa arrivata da laggiù e ti viene un po’ la tachicardia e l’omino del concessionario pensa che stai fuori ma di brutto

a volte succede che ti viene un’ansia terribile perché pensi che ora che possiedi una vespa veramente figa se te la fregano davvero è un casino e la mamma ti dice che se te la fregano, te la ricompra lei, e tu ti commuovi.

a volte succede che chiedi un favore a un vecchio amico e lui ti dice sì e ride e ti fa l’occhiolino e tu pensi che gli vuoi ancora bene, proprio sì, che forse gli vorrai bene sempre e a prescindere.

a volte succede che ti arriva un messaggio che dice “bzz bzz?” e tu ti commuovi e pensi che ti stai commuovendo un po’ troppo spesso e sarà mica sindrome premestruale

a volte succede che te ne stai da sola a ascoltare ben harper e poi tutto passa.

mercoledì, 30 marzo 2005

e a modo mio, a modo mio, sono contento un giorno anch’io

today was a pretty day
no disappointments
no expectations on your whereabouts
and oh, did I let you go?
did it finally show that strange things will happen if you let them?
today I didn't even try to hide.

lunedì, 14 marzo 2005

e cose così.

I wish I was a neutron bomb, for once I could go off
I wish I was a sacrifice but somehow still lived on
I wish I was a sentimental ornament you hung on
The christmas tree, I wish I was the star that went on top
I wish I was the evidence, I wish I was the grounds
For fifty million hands upraised and open toward the sky

I wish I was a sailor with someone who waited for me
I wish I was as fortunate, as fortunate as me
I wish I was a messenger and all the news was good
I wish I was the full moon shining off a camaro’s hood

I wish I was an alien at home behind the sun
I wish I was the souvenir you kept your house key on
I wish I was the pedal brake that you depended on
I wish I was the verb ’to trust’ and never let you down

I wish I was a radio song, the one that you turned up

lunedì, 24 gennaio 2005

legàmi


   

 “Fatti vedere, ti prego, e legami a qualcosa.”

lunedì, 03 gennaio 2005

dove in un impeto di sentimentalismo si augura Buon anno

a chi non lo sa
a chi non ci pensa
a chi ci pensa troppo
a chi cambia idea
a chi deve andare
a chi ce la sta mettendo tutta
a chi ci crede
a chi ci ride su
a chi non sa che fare
a chi è lontano
a chi si arrende
a chi aspetta
a chi ricomincia
a chi si nasconde
a chi resta
a chi bisbiglia
a chi sbadiglia

E fa che piova un po’ di meno sopra quelli che non hanno ombrello.

(Quattro giorni, consecutivi, di dolomitisuperski mi hanno fatto venire la magnanimità. Quattordici ore, consecutive, di autostrada me l’hanno fatta passare.)

lunedì, 15 novembre 2004

ciclotimia a pacchi

O forse non è qui il problema
e ognuno vive dentro ai suoi egoismi
vestiti di sofismi
e ognuno costruisce il suo sistema
di piccoli rancori irrazionali,
di cosmi personali,
scordando che poi infine tutti avremo
due metri di terreno

mercoledì, 29 settembre 2004

gioco e non mi arrendo, se posso prendo

e se dicono che vinco stan mentendo
perché quelle poche volte che busso a bastoni,
mi rispondono con spade o con denari,
la ragione diamo e il vincere ai coglioni, oppure ai bari,
resteremo sempre a un punto dai campioni (tredici è pari),
ma si perda perché siam tre volte buoni

e si vinca solo in sogni straordinari

mercoledì, 22 settembre 2004

non studio non lavoro non guardo la TV

io sto bene
io sto male
io non so come stare
io non so dove stare

 

 

venerdì, 17 settembre 2004

mai più senza

Devo fare una cosa che non mi va.
E’ una cazzata, ma non mi va.
Cerco di non pensarci, so che alla fine non farà così male.
Ma ora lo fa, che palle che palle che palle.

questo tempo di merda mi sta massacrando
la depressione settembrina mi sta massacrando
il non lavoro mi sta massacrando
il ciccio è in vacanza
B. è lontanissimo
tutto è confuso

Ieri uno mi ha detto che dico troppe parolacce.
Forse ha ragione, e rimarrò pelosa e single a vita.

E ora devo proprio andare a fare quella cosa.