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breaking news1. entusiasmanti risvolti di un sabato pomeriggio. - dire vabbe’ allora per consolarmi vado a comprare un inutile accessorio per la macchina fotografica. Vado e chiedo a una signorina di taglia forte un filtro a infrarossi, mentre lei ravana nel cassettone delle meraviglie io sono tutta affaccendata a elaborare una complicata equazione tra il brillante al naso e le competenze di tecnica fotografica della signorina. Quindi, forte della mia cosa di paglia, pago senza guardare, però poi vedo che ci è scritto sopra filtro UV e allora dico signorina io non vorrei sembrare che le dico che non sta facendo bene il suo lavoro perché è grassa ma non è che mi ha dato il filtro sbagliato? Oh, già. Oh, allora? Allora niente, le ho dato questo perché quello a infrarossi non so cos’è. Ah. Uhm. Allora? Allora chiediamo al collega che è anche lui sovrappeso ma non ci ha il brillante al naso. No no, i filtri non ce li abbiamo, adesso puoi scegliere qualcos’altro del valore di dieci euri nel negozio. (mi viene il dubbio di avere fatto un filo confusione con tempi e persone dei verbi, ma siccome io ci ho l’idiosincrasia per il correggere, quella che infiniti lutti inflisse a tutti i miei datori di lavoro, facciamo che resta così e voi cercate di farvene una ragione, puristi dei miei stivali) 2. angolo dell’arte. 3. angolo della moda
e comunque francesca neri ne fa 44.come si suol dire,
fatto trenta, famo trentuno. Eh. (NB. dessa, io ti amo) nomi e cognomi, oggi va così.E’ sabato e sono di nuovo sveglia alle nove e mezzo e questo decisamente è un problema. Son settimane che stampa di qua stampa di là e la stampante fa lo scattino e si butta tutto e in questo studio non si ricicla la carta e io quando guardo il cestino pieno di A3 mi sale un groppo come quando vedi un canetto da solo per la strada. [Aneddoto retrò: correva l’anno forse 1991, io e ciccio trovammo un cane davanti al mercato e dopo molte pippe sul suo destino disperato lo stavamo portando di peso al canile, quando è venuto fuori che era del terzo banco a sinistra, "tutto da fondi". Carciofo si chiama, ci spiegano. Ah be'. Dicevo, son settimane che si stampa e andrea si stressa in quel suo modo che non dice niente ma sembra che stia abbracciato alla boccia della flebo. Io continuo a fare cazzate, a fare refusi, a fare stili di quota troppo piccoli e stili di testo troppo grandi perché mi ostino a non usare il file delle istruzioni fatto dalla sarda, così impara a mandarmi pdf di cinquantasette e dico cinquantasette pagine da stampare con una stampante che fa lo scattino. Così poi andrea mi dice perché non usi il file delle istruzioni e io faccio l’anarchica del cazzo e mi farò licenziare, perché la coerenza innanzitutto, eh, sia mai, qui siam vera gente di sinistra, di quelli che chissenfrega di champagne mortadella e maglionicini da circolo del tennis ad libitum, l’importante è non muoversi di un millimetro. Uhm, ho di nuovo perso il filo, mi pare. [Non cerchiamo più di trovarci capo o coda, che il post ormai è ufficialmente andato, si è spatasciato sul tavolo e cola da tutte le parti (se dico lo yogurt si è rovesciato lento ed è tutto un fermento, qualcuno capisce?)] Volevo dire, forse, che ci sono dei divani che io gli voglio bene, ovunque essi siano, e che poi ci sono le buste di muji, quelle di carta riciclata in cui ravanare dentro che insomma, secondo me e gatto uno che poi ci entra, sono una delle cose più belle del mondo. Oggi mia nonna compie novantuno anni, sì vabbe’, ma mi sembrava comunque il caso di scriverlo, poi sempre oggi vado a una presentazione di dorsi digitali tenuta da uno che si chiama, lo giuro, robertoInsalata, e anche questo, ditemi voi se non è il caso di scriverlo. E’ ufficialmente febbraio: sarà per questo che mi viene sempre da piangere? |