- Allora, le opportunità sono due: o decidiamo che non c’è niente da fare e ce ne facciamo una ragione e amen, oppure restiamo qua e continuiamo a lamentarci, oppure, e forse è il caso, cominciamo a fare qualcosa. - E allora con gli oppure però siamo a tre e non sono più due come avevi detto.

camilla_lo
cantoediscanto
culodritto
dessa
eddiemac
gagrito
junior
ladyanna
martina
mavimavi
poleposition
pulsatilla
reme
vertigoz
zoca

avvertenza.
tutte quelle che fanno
ciccicicci con gli uomini
nei miei link,
io le odio.

postilla.
fare l'uomo link
da laclauz è un
mestiere duro.

le parole sono importanti.
e anche gli accenti
ma soprattutto un po' si
scrive con l'apostrofo,
grazie.


robaccia

linkami pure, eh (poi non dire non ti avevo avvertito)

affinità-divergenze fra la compagna lucy van pelt e me
[1] [2] [3] [4] [5] [6]



perché anche io mi occupo di fashion, che si sappia


per i complimenti
per le critiche

incappati
*loading*

“Che c’hai tu?
I cazzi seri?
Ma falla finita,
ma chi ci crede?
Tu ci credi?”


domenica, 25 giugno 2006

welcome to the cruel world

punto uno è ufficiale, lavoro nuovo, ho firmato questa furbissima condanna: pare che dovrò svernare qui e alzarmi alle sei e mezzo tutto luglio e agosto e il venerdì mattina. Gli altri giorni alle sette, chiaro. E’ ancora troppo presto per lamentarmi che il lavoro non mi piace, ma per ovviare alla cosa intendo continuare a lagnarmi ancora per un bel po’ dell’antelucana levata.

punto due
laclauz -cuantos años tienes?
collega -veintiséis.
laclauz -uh, vale, yo muchos más…
collega -pero de verdad? no parece! cuantos, treinta y uno?
Trentuno, dico, trentuno, tre-uno.
Errata corrige: ho materiale sufficiente per iniziare a lamentarmi che il lavoro non mi piace.

punto tre la segretaria è quel tipo di persona che speravo di non incontrare mai, quella che ti costringe ad ammettere che le donne unoesettanta taglia 38 esistono e hanno pure gli occhi verdi e i capelli lunghi e belli fino al sedere. Fortunatamente la faccia ripaga di tutte queste sofferenze, però ce ne è comunque abbastanza per suicidarsi anche senza che si sbafi bocadillos davanti al mio volto livido di odio e occhiaie. Un po’ di pietà, che cazzo.

punto quattro ho una mezza cotta per il tipo del tavolo davanti al mio, che è identico al personaggio basic dei sims, glielo vorrei anche dire ma non so se è un complimento (non che ho la cotta, chiaro). Comunque, chevelodicoafare, convive felicemente con una donna magra. La verità che è un uomo gentile, e io quando vedo un uomo gentile mi innamoro seduta stante, pam. Probabilmente perché sono circondata da delle creature becere e sordide, che sostengono che un uomo è gentile solo quando necessita di copulare, e invece c’è gente che è proprio sorridente e gentile con tutti, e questo manda in palla il mio metro di giudizio. Quindi famo a capisse, sims: visto che sostieni di essere felicemente convivente, smettila di fare il fratello buono dell’ape maia, ché poi mi ingarello e disegno i proiettori storti.

punto cinque vista la quantità di gente presente in, uhm, “sala” e l’ubicazione salacentrica del mio pc non potrò mai più scrivere post dall’ufficio, il che fa perdere parecchio di senso al possedere un blog, secondo me.

Sento di odiarvi profondamente, ché non mi date nessuna soddisfazione.
(a parte Junonic, chiaro.)

domenica, 18 giugno 2006

chi è morto d'invidia o di gelosia

Questa storia di pulsatilla che ha scritto il libro, ecco, io mi sento di doverne parlare; previa classificazione dei tipi di invidia presenti sul mercato, ché essendo io una persona disgustosamente invidiosa ho una certa esperienza in materia.

1. invidia costruttiva (generalmente presente per gli oggetti o obbiettivi di facile conseguimento) genera un sentimento di emulazione, a volte anche di natura ossessiva e spesso supportato da insistente pervicacia. Frase caratteristica: lo voglio anch’io.

2. invidia autodistruttiva (generalmente presente per le forme d’arte o obbiettivi di difficile conseguimento) genera un sentimento di  frustrazione, accompagnato da depressione e crollo istantaneo dell’autostima. Frase caratteristica: io non sarei mai capace. Nota. L’invidia autodistruttiva tende a valutare l’oggetto dell’invidia a scapito di se stessi.

3. invidia autocostruttiva (generalmente presente per le forme d’arte o obbiettivi di difficile conseguimento) questa forma si può verificare quando il soggetto è troppo spocchioso per gettarsi in una sana invidia autodistruttiva, dunque preferisce denigrare l’oggetto della propria invidia dichiarandosi superiore all’obbiettivo e non interessato affatto alla cosa. Solitamente per sfogare la propria frustrazione polemizza in nome di una causa superiore, tipo la salvezza dell’umanità. Frase caratteristica: io non ci tengo proprio. Nota. L’invidia autocostruttiva tende a svalutare l’oggetto dell’invidia a beneficio di se stessi.
 
4. invidia eterodistruttiva (generalmente presente per le ragazze magre o obbiettivi indiscutibilmente irrealizzabili) genera una furia omicida per cui vorresti eliminare fisicamente, e il più rapidamente possibile, l’oggetto della tua attenzione. Frase caratteristica: muori brutta stronza.

Per pulsatilla io personalmente provo, e spassionatamente, invida della seconda categoria, ma mi pare che gran parte dei partecipanti alla polemica siano tacciabili di invidia autocostruttiva.
Ora però siccome, contrariamente ad ogni evidenza, non stiamo mica qua a far ballare la scimmia, a voi l’incombenza di formulare un esempio per ciascuna categoria.
Torno tra un’ora.
martedì, 13 giugno 2006

daysleepers

Calma, dico, calma.
'Sto lavoro dicevamo.
Per una specie di multinazionale-ma-casalinga.
E vabbe’, mi date dei soldi, un contratto, un futuro spendibile per il mondo, due settimane di ferie a agosto.
E vabbe’, luglio e agosto si lavora solo la mattina perché qui siamo in spagna, gente civile.
E vabbe’, il venerdì si stacca sempre e comunque alle due, roba da farmi venire i lucciconi se penso ai pomeriggi da LSD a SDL,
ma qui mi si chiede di andare contro i miei principi, indi per cui sono seriamente tentata di dire che nessuna firmetta, cocchi miei, ché i principi sono principi, mica caramelle.
Muy señores míos che fate finta di stare a Barcellona, ma invece vi trovate a lavorare giusto quel pelino più là di fanculandia che fa sì che non bastino un treno e un pullman per raggiungervi, vi rendete conto di quello che mi state facendo?
E ora so che la fame è brutta, gli anni volano, il crimine non paga eccetera e dovrò obtorto collo stare alle vostre meschine condizioni, scendere a compromessi e farlo, ma sappiate che la mia è una scelta coraggiosa e mediatrice perché, io lo giuro, sempre sarà contro i miei principi, la sveglia alle sette.

No, dico, le sette.
Forse pure, tremo all’idea, le sei e mezza.
No, dico, sempre tuttiigiorni.
Io che a scuola mi svegliavo alle 8.15 per essere dentro a 8.30
Io che non sono mai e dico mai andata a dormire prima dell’una da che ho memoria (cioè da cinque anni fa, ma comunque)
Io che a fare le chiacchierette in macchina faccio serenamente le sei.
Io che mi sveglio faccio colazione e mi riaddormento per altre cinque ore.
Io che quando sbadiglio tiro giù certi lacrimoni che manco con la scelta di sophie.

Diciamo che lo faccio solo sperando di riuscire a cambiare il sistema orario dal didentro.
Vado dormire, che è ora.

domenica, 11 giugno 2006

a chemical reaction hysterical and useless

Sia ben chiaro che non scrivo perché mi è successo qualcosa di interessante, che qua non succede più nulla di interessante dal 1984, cioè da quando mi son caduti gli incisivi, quindi se state cercando delle cose interessanti pussate via, grazie.
Scrivo perché quella foto lassotto mi mette una depressione tale che all’aprirsi della pagina sento l’impellente urgenza di avvertire il proprietario che dovrebbe fare qualcosa a riguardo, e siccome oggi mi sono ricordata che il proprietario sono io, devo risolvere il tutto prima che facciano la legge sul conflitto di interessi (che la faranno? vai a sapere) per questo, scrivo.

Allora, dunque.
Domani succede qualcosa che forse è qualcosa forse non lo so, quello che per ora so è che mi devo alzare alle sette e questo sarebbe già un pessimo inizio in generale, ma in particolare lo è visto che è un mese che prima dell’una non sorgo. È tutto il giorno che aspetto con ansia il momento in cui sarò a letto alle dieci con l’occhio pallato a pensare delle cose orribili, un po’ come quando devi uscire e pensi, beh poi a una certa ora devo staccare che devo mettermi nel mood uscire e magari vestirmi o cose così. Ecco, io è da stamattina, ma famo pure da giovedì, che faccio le cose in funzione delle dieci di stasera, quando mi dovrò mettere il pigiama e aspettare.

E quindi son qui che aspetto e, che ve lo dico a fare, sono nervosa come un gatto in calore.
Quando io sono nervosa come un gatto in calore di solito mi metto a giochicchiare con fotosciòp, ma ultimamente questa cosa non funziona più tanto bene perché flickr mi sta dando alla testa, e per un motivo molto semplice.
Ho deciso, ohinoi, di far parte della flickr comunità e il signor flickr mi ha appena detto che non ci devo rimanere male se nessuna delle mie foto è inclusa in foto interessanti di flickr. Ah-ah. Vaglielo a spiegare al signor flickr che la competitività, lo spirito di emulazione e che il ciccio aveva la media del nove.
Quindi, per premio, enuncerò a buffo due categorie di gente che mi sta sul culo, tipica cosa che quando la leggo io penso ecco è chiaro lo sono anche io, anche se si parla delle attitudini merendali del mostro di Firenze:

1. quelli che scrivono caxxo o ca…o o insomma fanno del perbenismo sulle parolacce: no, non si fa, molto male. Già ho il mio bel da fare con il correttore di word che mi scrive ciglioni e mischia, quindi, vediamo di scrivere le parole tutte intere, o le dici o non le dici, che è sto ritirare la mano? Avete tutti il detector di parolacce come mr.dave? Sappi che anche se scrivi §§ la suora ti inginocchia sui ceci lo stesso.

2. quelli che tra i loro difetti annoverano: sono troppo buono, troppo generoso, o troppo sincero. Di solito sono donne, minchia che fastidio. Quelli non sono difetti, è palese a chiunque, possibile, dico, davvero credi di avere così poche  pecche da dover scomodare dal suo sito la bontà e farla arrivare nel settore difetti? Allora un altro difetto ce l’hai e te lo dico io, sei scemo.

Detto ciò, chiunque mi becchi a vagolare per blogghe verso le tre di notte, ha l'obbligo morale di farmi filare a letto.
Ci conto, eh.
click.
mercoledì, 07 giugno 2006

that’s me in the corner

pensare mi rende pazzo e essere pazzo mi fa pensare che bisogna essere pazzi per pensareMa che ne so.
Anzi lo so.
Anzi sembra tipo che sì e poi invece è no.

Se fossi qui ci andremmo a mangiare il gelato e parleremmo della nostra corona di stelle e di spine, croce e delizia e demenzialità, potrei fare la faccia del drago verde che saluta e cantare forte, poi io mangerei anche il tuo gelato e controlleremo che ohssì ho proprio gli occhi verdi e che siamo dei falliti e che siamo i falliti più falliti di tutti e che siamo egocentrici ohssì e che riusciamo a farci male in dei modi sempre diversi perché siamo un zacco creativi e che la fisiognomica dice che bisogna volermi bene, checazzo.

Ma invece no.
E non scrivere che tu lo sai perché tu non lo sai.
Mi mangerei i ginocchi per quanto mi sto sul culo.
Mi fa paura il silenzio ma non sopporto il rumore.
Sono stanca di guardare il mondo che gira, ma non ce la faccio a girare anche io.
E cameriere portami da bere, non sopporto che il mio corpo mi ponga puntualmente il conto della merda che ho nella testa.
Sono stanca di spiegare, vorrei non avere sempre questa ansia di dimostrare qualcosa (cosa?)
e vorrei essere chiara, chiara, chiara, sempre.
E vorrei dirlo meglio ma non sono capace.

"Sono stanco di avere mani e piedi legati al cervello, dal cervello vorrei sganciarmi e penetrare tutte le menti del mondo. So che non si può vivere se non si sa decidere su ciò che ci capita in certi casi ciclici. Voglio trascinarmi con la testa pesante sotto gli scarponi e uscire volentieri dal mio cervello stretto, e poi cadere malamente con il muso a terra senza farmi male, senza farmi male, senza pensare male e non farmi male senza pensare"
(Lui sì)
lunedì, 05 giugno 2006

the end has no end

Succede che ipod cade e rimane così. Sta federico imperatore in ComA, eggià. Mi reco da saccenti rivenditori di roba apple, mostro il mio figliolo deturpato, e dico oilallà, tengo problema. Accorre una folla di macfedeli che gli impongono le mani. Quando il conclave si scioglie il portavoce riemerge dicendo profetico: vai da giovanni. Vado su e chiedo a cinque uomini diversi se sono giovanni, e ovviamente non lo sono, finché spunta una peter pan alto come il cestino che armeggia con una scatolina bianca e mi intima di avere pazienza.

Siccome io la pazienza non ce l’ho, nel frattempo compro una smemoranda. 
Una smemoranda, sì.
Mentre pago mi chiedo cazzo ci faccio io con una smemoranda.
Di questo passo domani mi ritrovate da maria de filippi.
O quanto meno a scrivere con l’uniposca nel cesso dello studio.
La vicenda uniposca mi rimanda a una scritta che fece il ciccio in bagno in seconda media: W laclauz e ilciccio. Noi due, sì. Che genio, quella mia amica il ciccio.
La vicenda scritta furba mi rimanda alla scritta “droga cacca”, che, giuro, era su un muro a san Lorenzo, e chi l’abbia fatta è una delle mie cento domande per iddio qualora lo dovessi incontrare.

Ma non divaghiamo.
Io ho una smemoranda, peter pan spiega a un sessantenne da circa una quarto d’ora come si fa la chiocciola sulla testiera, e tu sei omosessuale. Al fine peter pan mi chiama e mi dice, ah ma sei in garanzia, allora non c’è problema, via, dacci qua che lo rispediamo a mamma.
Bellissimo, evviva.

Poi siccome questo post era brutto e mi irritava, finisce qua, cioé senza fine (non ha ieri non ha domani tutto ormai è nelle tue mani bla bla bla)
Fatevene una ragione.