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something stupidpunto uno Non so cucinare, non c’è verso, niente da fare, nanda de nada, nothing at all, brucio tutto. punto due Ho comprato delle mutande verde acido e so che questo fa di me una persona orribile, ma erano nel pacco convenienza da tre e gli altri colori erano normali. Normali, oddio, uno è definito “pesca melba”. punto tre la cugina emmecì ha prodotto la sua terza bambina. Il primo giorno ha detto solo “è bruttissima” ma già il secondo è passata a “vabbe’, dopo un po’ ci abitueremo” quindi forse è vero che l’amore materno esiste. punto quattro uno dei motivi per cui voglio veramente bene al ciccio è che si è incazzata perché le hanno regalato un ipod “ché non c’è nemmeno la radio, ma allora a che serve?” faraway, so closeSon qui, che voto e torno. Intanto, per la gioia di un pastore tedesco senza orecchi e decisamente soprappeso, sono a casa. Comunque, bando alle ciance. da qualche tempo ho più donne del deejayE insomma, cose così. Succede che arrivo a casa e, seduto a ingozzarsi di ciliegie e cioccolata alle mandorle, c’è uno splendido giovane. Quindi mi viene detto che l’aitante bello è un architetto. L’architetto è di sydney e parla unicamente inglese e quindi mi costringe a esibirmi in una disgustosa parlata anglosassone infarcita di improbabili termini spagnoli, ché non c’ho ancora il cervello pronto per parlare altre due lingue insieme (presumibilmente c’è un ingorgo nell’area “come stendere calzini per colore delle righe”) Insomma, questa triste storia finisce che ci scambiamo numeri e bla bla e lui si chiama Ross e allora io tutta eccitata dico ma davvero Ross come Ross di Friends? E lì credo che le mie possibilità di accoppiamento si siano definitivamente esaurite, ché anche l’editing migliore del mondo, se nel cervello c’hai i pinoli, non può fare nulla per te. Ora poi volevo scrivere tutte delle cose molto noiose e deprimenti sul mondo che è pieno di gente realizzata e io invece sono mediocre, ma tutto sommato facciamo che stasera anche no, me le tengo per me e voi continuate pure a pensare che sono figa. because the sky is blue, it makes me cry1. Perché passo la mattina a fare buoni propositi e a lavare i cornflakes dal latte acido. Non so quale delle due sia più penosa, quello che è sicuro è che qua le date di scadenza non sanno come funzionano, e che io la mattina sono troppo abbrutita per ricordarmelo. 2. Perché Word chiama di default tutti i miei files “Non lo so” e io un po’ lo stimo per questo suo mettersi in discussione, però ecco mi piacerebbe che, almeno qualcuno, almeno su qualcosa, avesse le idee chiare. 3. Perché qualunque sia la natura e dimensione dei tuoi problemi, non hai bisogno del portakleenex di alluminio di Muji. E no, nemmeno delle penne. La causa del design no logo dovrà cavarsela da sola, per questa volta. 4. Perché continuo a pensare che il fatto che un quartetto di archi si esibisca settimanalmente nel mio soggiorno renda la mia vita simile a quei film di kusturica, quelli di cui di solito dico che è troppo surreale per essere seguito. 5. Perché a volte succedono delle cose, a volte no. (ma secondo voi l’avocado, come verdura, vale?) I wish I was as fortunate, as fortunate as meNon se ne poteva più di stare a casa col pc, quindi ora sono al parco col pc. Comunque, ieri. Ieri, prima di questo increscioso episodio, sono andata all’opera a vedere una roba tedesca di uno ossessionato dalla moglie morta, ovviamente in tedesco con sottotitoli in catalano, quindi tutto sommato potrei aver visto arma letale quattro, solo che cantata, che è un’esperienza comunque. Il punto è che fuori dal teatro mi avvicina una signora dabbene e mi chiede se voglio un biglietto gratis, che suo marito non viene. E intanto penso. Ahia. I love you just the way you are (parte terza)Il mio correttore di bozze mi ha dato il permesso, quindi ecco qua un po’ di robetta autoreferenziale, brutte creature malvagie. 1. mentre sono sotto la doccia devo bere l’acqua che cade. A volte non è potabile, a volte è bollente, a volte cadono pantegane, ma me ne accorgo solo quando la pantegana mi raspetta in gola durante l'acuto di purple rain. 2. non posso dormire con la porta aperta o gli armadi aperti, fosse mai che entrano quelli di monster& co. Se ci penso un po’ sicuro viene fuori che è perché un cugino del suocero dei gatti abusava di me in età prescolare. 3. quando taglio l’insalata giro il piatto di 90° alla volta fino a fare un giro completo. Questa pare da manicomio livello avanzato, lo so, ma è perché sennò non riesco a tagliarla bene. (sembra meglio così?) 4. ho sempre creduto che sarei diventata una persona migliore: poi invece non se è fatto più nulla, e devo dire che all’oggi ho un po’ perso le speranze. 5. ho un’ossessione maniacale per i dettagli, con conseguenze disastrose. Chi nota i dettagli acquista ai miei occhi un fascino pressoché infinito, passo sopra quindi alla mancanza di spalle e cervello e mi ritrovo impantanata in storie assurde con soggetti decisamente inutili, chiedendomi se in fondo davvero scrivere “un po’ ” invece che “un pò” sia una componente così determinante nella scelta di un uomo. 7. riesco a litigare sempre con tutti, è più forte di me. Lì per lì non ce la posso proprio fare a tenermi, ma poi sto molto peggio dello sparring partner a cui ho detto le minchiate, perché quelle in fondo sono solo minchiate e invece io mi rendo conto di essere una persona orribile e che ha di nuovo fatto il litigio. 8. mi stanno sul culo le moleskine: il leggendario taccuino di Hemingway, Picasso e Chatwin ‘sta ceppa, vuoi darmi dell’ansia da prestazione aggratisse? Boriosi radical chic dimmerda. Ecco, lo sapevo, mi sono innervosita. 9. ogni cinque anni faccio reset del cervello senza nessun backup, e chi s'è visto s'è visto. (Secondo me è perchè i dettagli dopo un po' straripano.) 10. una volta ho portato uno a giocare a biliardo per fare la splendida e lui mi ha massacrato con nochalance in cinque minuti netti. O che ne sapevo che era il campione regionale di ‘sto cazzo? Io dico vantati un pochino, prima, santiddio, avvertimi, così evitiamo di finire in un b-movie a beneficio di tutta la sala. 11. sono fermamente convinta che se mi fossi chiamata valentina la mia vita sarebbe stata più figa. O Gaia. Io secondo me ho la faccia da Gaia e giuro che questo non c’entra niente col fatto che gaiabighouse era la ragazza più figa del liceo. Comunque ho rischiato di chiamarmi flaminia e brr non posso pensare a quanto sarebbe stata sfigata la mia vita come flaminia. 12. so inghiottire le pasticche senz’acqua. Anche l’aspirina che si appiccica. 13. quando mi dicono una cosa carina mi piace che mi sia ripetuta più volte. Così la prima la posso buttare in caciara, la seconda diventare rossa, la terza essermi abituata all’idea e godermela. Essì, è vero che faccio fatica, mica era uno psichiatra a caso, eh. 14. il momento più strano della mia vita, ad ora, è stato dieci anni fa una mezz’ora Fiumicino-Termini in mercedes guidata da un mafioso ispanico, circondata da sconosciuti slavi con guance rubizze e orribili impermeabili azzurri, che parlavano velocissimi. Non ho mai capito cosa ci fosse sotto, ma ricordo distintamente di aver pensato che era un setting parecchio surreale. 15. il tipo con cui ero a cena l’altra sera mi ha detto “ci serve un’altra sedia per la tua mascella” Giuro che una volta un tale mi ha detto che avevo la mascella secsi, ma è anche vero che, per quel che ne so, quel tale adesso potrebbe farsi chiamare Iolanda. 16. sono curiosa come una biscia e mi schifo molto per questo. 17. se c'è una cosa che è immorale è la banalità. Mi fa fisicamente male. E siccome io mediocre e banale lo sono spesso, quando non riesco a sostenere il tutto telefono a qualche pietoso conoscente che mi rassicura che non è vero. Non che ci nessuno dei due ci creda, però si rimanda il suicidio di un altro mese. 18. mi piace che il dentifricio sia spremuto da sotto, i cassetti siano chiusi e i libri in fila, e allora? 19. mi piacciono gli uomini che gli piace dire se gli altri uomini sono carini, guardare le scarpe e fare le chiacchierette, questa è la realtà, e questo è il motivo per cui non ho un fidanzato da quattro anni e dispero di incontrarne uno per altri 20. (Oltre i cinquanta non riesco a pensare per il momento, è troppo anche per me. Comunque un tempo non riuscivo a pensare oltre i venti.) 20. quando avevo otto anni ho scritto una poesia sul pane tostato col burro. Poi mi sono un po’ seduta e la mia carriera come poetessa è naufragata. 21. mi faccio un sacco di domande inutili, mi do un sacco di risposte inutili, leggo un sacco di libri inutili. (ma non i manuali di auto-stima o auto-aiuto o auto-mobili… cribbio, questa manco junior.) 22. dormo coi tappi negli orecchi. Sempre. Una volta causa scellerata svista, ho dovuto ovviare con delle molliche di pane. Una volta il didò, che per metà sta ancora là. Diciamo pure che faccio la raccolta differenziata negli orecchi. 23. all’esame di maturità ho detto “non diresti mai che i promessi sposi li possa aver scritti uno pesante come manzoni… sì insomma, quegli inni sacri, eh? Dai” per questo mi sono sempre sentita molto vicina al tipo di ovosodo. 24. io parlo tantissimo. E se dite che vi piacciono le persone che parlano tantissimo, mi sento in dovere di avvertirvi che io parlo davvero di più di quanto non crediate. 25. senza liquerizia, stracchino e pelacarote, vivo male.
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