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felicità, felicità (com'era? è mangiare un panino con lo stracchino?)In una galassia lontano da qui, eoni addietro, aggirandomi in compagnia di occhibelli nella libreria dove lavora lacri, scorgo con occhio lungimirante una pila di libri in regalo. Il prodotto in questione, redatto Paolo Legrenzi si intitola “la felicità” e ritrae in copertina dei variopinti palloncini. E già questo, unito alla parola in regalo, doveva darmi da pensare. Invece occhibelli, che oltre alla non trascurabile virtù di essere un fighino di tutto rispetto, è psicologo, mi dice che Legrenzi è mica uno che va a vendere fanghi alla tv, no no, è un valente del settore, che scrive libri seri, e insomma finisce che ‘sto libro ce lo accattiamo con una umiliante e meschina speranza di migliorare la nostra tapina esistenza. Mi sono consolata scoprendo che vertigoz non solo ha anche lui questo libro, ma lo ha addirittura comprato, e soprattutto ha un intero ripiano occupato dalla collana completa, che vanta i titoli di smisurato interesse collettivo che potete immaginare, perché non sia mai che la produzione letteraria italiana abbia delle imbarazzanti falle su come convivere con l’alluce valgo. Son soddisfazioni. Causa la mia intrigante vita pregna di eventi, il libercolo finisce nell’oblio, finchè in questi giorni di cazzi particolarmente girati, mi capita tra le mani mr.legrenzi in “appendice 2, la felicità: un test per misurarla”. Una roba da prendersi il part time, con nove coefficienti diversi che vanno interpolati tra loro per creare una funzione tra i settori di domande che se unisci i puntini poi viene furori la tua faccia. Comunque. Vado a leggere e dice testualmente “se è 0 o meno, siete un pessimista irriducibile, un infelice permanente.” make me a day, make me whole again (ho un blog intimista, è ufficiale)Se anche avessi fatto delle cose diverse nella vita, tipo la biologa, la cantante, la contadina o la maestra di sci (precisamente le mie ambizioni adolescenziali) credo che sarei sempre così. E anche se vivessi in una comune, e anche se fossi la moglie di luigi lo cascio (uhm. l’ho scritto davvero o l’ho solo pensato?) Update audio! (ci stiamo evolvendo, d'accordo, ma non così tanto. destro-salva-senti) surprise ice (questa canzone è brutta, però è il titolo giusto)La realtà è che tutte le volte appena comincio ad allontanarmi da firenze, la sfiga mi si riappiccica progressivamente quanto lestamente, diciamo in un ora e mezzo di treno siamo di nuovo pappa e ciccia. Dunque. Alle ore 12PM raggiungo casa, dove ma guarda caso ieri pomeriggio si è suicidata la caldaia e dunque la temperatura è sempre quella di cui sopra, però dico maddai su, ora ti consegni nelle mani delle infallibili coltri e non se ne parli più. Allora dico vabbe’ dai, domani ne parliamo con amico commercialista (sempre sia lodato) che magari mi dice che non è vero niente (lui lo dice, a volte) ora gli faccio un floppy e poi ci penso domani. Ma! il floppy si incastra nella floppy porta sputtandandola per sempre e solo allora, mentre scuoto con veemenza il case, comincio a prendere in considerazione la saggia massima se dio esiste, io gli sto sul culo. Ma per fortuna, c’è la mamma.
devo essere presente devo tenermi su (questo era un commento ma splinder mi vuole il male e lo ha mangiato)Inaugurazione fatta, nel prevedibile delirio di presidenti direttori curatori flash e microfoni. E poi. Mi sa che vado ad affogare la mia nullafacenza nella campagna fiesolana. excuse me mr.parte prima - eteroreferenzialità
La banda è una cosa che mi piace un fracco, perché, lo so che è banale e trito, ma ha davvero un che di allegria provinciale e paesana. Quando ho finito di immaginare tutti questi scenari, di solito è tutto finito. Poi. Nella spiccia tenuta mutande maglietta all’interno dello spogliatoio della palestra, mi rendo conto di non aver meco alcun pantalone della tuta. Dopo aver lottato coraggiosamente contro la allettante tentazione di scoppiare in lacrime, decido di fare lezione coi pantaloni normali, sfruttando la versatilità dei miei celebri vestiti da idraulico. Inutile dire che tutti mi guardavano come se fossi scema, perchè non è poi molto lontano dalla realtà. Ho sul mento tutti gli stadi evolutivi del brufolo in ordine crescente. Avete presente quelle illustrazioni del feto a tre mesi sei e nove? ecco. Non so se attribuirne la colpa alla doppia e sublime razione di strufoli alla nutella e pinoli, al lavoro weekendale, o ai sempre noti e amati risvolti dell’essere donna ieri oggi e domani, fatto sta che mercoledì si inaugura e io praticamente c’ho un sussidiario stampato sul mento. and the clothes you wear are so fineLa situazione mostra sta degenerando, mi assorbe una quantità di tempo tale che non mi consente di rispondere ai commenti, e non dico altro, che vedo che ci siamo intesi. Dunque, io oggi ero vestita in grande tiro professionale, per guadagnare un credibilità agli occhi di curatori e presidenti e via dicendo, ma il funesto risultato è stato che il restauratore ha detto a zeboss “eccola! dicevo alla sua assistente che io aspettavo l’architetto” e il curatore, ottantenne, sia ben chiaro, mi ha detto che lui comunque faceva il cazzo che gli pareva. Fortunatamente il presidente mi ha ignorato. In compenso ho ottenuto un enorme successo coi trasportatori, di cui vi lascio immaginare l’avvenenza, con i quali ormai divido il novantaduepercento delle mie giornate a scegliere le dimensioni delle staffe e attaccare e staccare scotch di carta mentre i curatori giocano a figurine con le opere. Il mio affiatamento coi trasportatori (torinesi, mon dieu) deve essere stato frainteso in sala, perché mentre esponevo le mie esigenze di manovalanza, elena mi ha detto testualmente: ti do due di loro e puoi farci quello che vuoi. Comunque. considerazioni a freddo su texas (la canzone oggi non mi viene. si accettano suggerimenti, però)1. bello. Il film, dico. Che sennò qua pare che a me non mi ci piace mai nulla, e questo significherebbe calcare precisamente quanto drammaticamente le orme della mia augusta genitrice. Ma non divaghiamo: secondo me rende bene lo squallore puro, la desolazione della provincia, è bello il montaggio e originale il modo di dire non dire e fare capire, quindi io lo promuovo a cuor leggero, dimostrandomi ancora una volta concorde coi giudizi cinematografici del critico di radio rock, per intenderci l'unico savio che proclamò "la bestia nel cuore" una minchiata.
5. le scene di sesso mi lasciano sempre un po’ interdetta. Squarci di tette e culi conditi da risucchi doppiati, e tutta quella roba finto softcore, dico, ma quale è il fine? Farti immedesimare ma non troppo? Fatto sta che il vedo non vedo mi fa sentire una guardona miope e quindi preferisco quando con una certa classe si glissa sui particolari e si lascia alla provvida fantasia dell’osservatore. E se la fantasia non ce l’ha ci sono i porno dove almeno i dettagli sono sufficientemente chiari da non farti sentire di vista corta. let it be1. ci sono un sacco di cose che io davvero non le capirò mai, e allora penso che non potrò mai fare un figliolo perché poi lui sicuro mi farà tutte quelle domande insolenti e perentorie che fanno i rigazzini e io tradirei le sue aspettative incarnando il prototipo di genitore fallimentare che lo delude a due anni e a cinque lo conduce al suicidio. No, non va. 2. il videoregistratore è completamente andato, non accende più nemmeno una lucetta. Probabilmente per sfinimento, è morto da sei mesi e nessuno se ne è accorto, tutti presi dal lettore dvd. Dio, che depressione. Delle volte credo che potrei morire anche io e i miei genitori se ne accorgerebbero dopo sei mesi. E invece no, perché l’adorabile zeboss telefonerebbe dopo dieci minuti per sapere dove cazzo sono e fare una parte a qualcuno. A mia madre, che è remissiva, probabilmente. 3. ci sono talmente tanti sentimenti in gioco, nei rapporti, che quella cosa chiamata, mon dieu, "amore" diventa davvero l’ultima delle cose in circolo. E anche prescindendo dalle mie personali mediocri vicende, ovunque guardo vedo rapporti cementati da un frullato di solitudine, insicurezza, orgoglio, in percentuali variabili, e allora, in verità vi dico, quella cosa chiamata amore non ha più nulla a che fare con la stima e l’affetto e tutte quelle belle menate che ci raccontiamo. 4. il rigazzino del piano di sotto è venuto con un disgustosa maschera a fare dolcetto o scherzetto, che a me halloween mi sta sul culo in modo pari solo alla festa della mamma e degli innamorati, (e non dimentichiamo le conquiste di AN: ora abbiamo anche la festa dei nonni, son soddisfazioni) e invece, sotto lo sguardo coercitore del babbo accompagnatore ho dovuto prestarmi a questo imbarazzante siparietto filoamericano e dargli la mia unica barretta kitkat. 5. gli uomini che si vantano con gli amici delle loro prestazioni sessuali e quelli che te la menano con ti è piaciuto quanto ti è piaciuto e fanno un dramma egocentrico dei loro dieci secondi, di grazia, sopprimeteli. 6. essere troppo intelligenti è un serio problema per chi ti circonda. La mia gatta, che ha un qi dieci volte superiore al mio, ha imparato ad aprire le maniglie e dunque mi ha impedito di dormire per quattro giorni. Voi, sagaci creature, direte: ma non basta chiudere a chiave? E io, fanciulla con le occhiaie, risponderò: provate a dormire con un gatto che salta senza soluzione di continuità sulla maniglia di una porta chiusa a chiave. Quindi: Svitare le maniglie? Darle del tavor? Mah. Comunque, ora che ci penso intanto potrei chiederle che c’ha il videoregistratore. 7. per la sezione mai più senza international: abbiamo imparato che "Bo" è un nome danese per uomo molto diffuso, e deve essere davvero di soddisfazione quando ti chiedono chi sei poter rispondere "Bo" 8. sono molto preziosa, io, anche se nessuno l'ha ancora capito. Quando ve ne accorgerete saranno cazzi amari per tutti. (cit.)
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