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there's something in your eyesA studio si volge questa simpatica usanza: io quotidianamente esco alle ore 13.20 per andare in palestra alle ore 13.30 (poi delle volte non vado in palestra ma a svuotare la giesse ma questa è un’altra storia). Ebbene, quotidianamente zeboss alle 13.18 tira fuori delle cose fondamentali da fare entro i prossimi venti minuti. Ora. Dunque, perché si sappia che laclauz è rompicoglioni sì, ma stoica, (parole che si equivalgono molto più spesso del dovuto) raggiungo la palestra, dove estraggo il corpo perfettamente mummificato del clandestino nero e esamino il calco che mi ha lasciato sulla cornea: una roba da farci jurassik park tre. Domani mi organizzerò un baldanzoso ciuffo occultatore come il fidanzato di lady oscar. that was just a dream, just a dream, just a dreamLo so che i sogni non sono interessanti nemmeno per chi li fa figurati per chi li sente da terzi, però visto che tanto siete delle abiette creature e non commentate, visto che ho la depressione settembrina e la fame pantagruelica, io racconto il mio sogno di oggi, facciamo pure che chi ha commentato il post sotto può essere esonerato dalla lettura. Nella prima parte, io stavo parlando col mio professore di italiano che in realtà è morto tre anni fa (e qui potremmo fare del sentimentalismo, perché egli che era una persona parecchio straordinaria, si schiantò con la macchina; ma non lo faremo perché non siamo in un romanzo sudamericano) e gli raccontavo un po’ che facevano tutti e che la marta aveva avuto una bambina, però non è così magra come mi dicevano (questo non lo so se è vero perché non ho più visto né lei né la bambina ma probabilmente rosicavo pure nel sogno, ma non ne parleremo perché non siamo nel diario di bridget jones) che superale si era sposato da poco (e anche questo è vero) e cose così. Insomma, eravamo in un bar e davanti a noi passava una rollrois crema con dentro rog e signora. La mia arguzia mi faceva presumere che si andassero a sposare, solo che andavano in una chiesona la cui collocazione urbanistica ora mi sfugge, ed è un problema perché mi sfuggiva anche in sogno e questa cosa mi angosciava, mi pare che fosse l’aracoeli ma non c’era la scalinata, insomma grande confusione ma pare che questa cosa capiti nei sogni, che non ci si capisce una sega, o forse davvero non so niente e presto mi telefoneranno per dirmi che la mia laurea è scaduta e devo rifare geometria descrittiva. Vabbe’ comunque io mi dico: ma ti pare che mr.io radicale faccio le manifestazioni vestito da foglia si sposa in chiesa? E miss.io sono cresciuta coi pantaloni a zampa si sposa col vestito bianco? Molto scandalizzata vo per cazziarla apertamente come è mio costume fare, quando improvvisamente lei si toglie il vestito bianco e rimane con una roba tipo indiana e a piedi nudi (numero 40, e questo è vero, pfui) invece rog si tiene lo smoking perché ormai l’aveva comprato eh, e io non ci capisco più nulla e poi mi accorgo che è tardi e devo andare a lavorare ma non trovo un orologio che funzioni e mi ricordo distintamente che nel sogno accendevo il canale dalla tv con l’ora e era vuoto e tutti gli orologi mi davano un’ora diversa e insomma basta svegliamoci e mi sveglio e sono le nove e venti e ho lucidamente pensato “tanto ora glielo spiego che c’era questo problema che tutti gli orologi non funzionavano, lo saprà anche lui”. Poi però a studio c’era solo Filippo che faceva colazione, e quindi non ho dovuto insistere per convincere zeboss della mondiale avaria oriolesca. Tra gli errori di consecutio temporum, l’inutilità del soggetto e la mia personale confusione mentale, credo che questo possa a pieno titolo vincere la palma di peggior post che abbia mai prodotto. that’s incredible (considerazioni a freddo su1. Quella mascherina, quella benedetta mascherina. Ora io dico: tante pippe sulle tutine nuove, e nessuna nota per una mascherina che si incolla alla faccia fondendocisi insieme? Non è realistico questo film, ecco. and you give yourself away* (parola chiave: consapevolezza)La consapevolezza di un weekend inutile comincia con un venerdì che ci sono i monsoni e esco da studio alle nove, poi scopro che x c’ha da fare e y non esce più con j allora forse usciamo insieme ma nel frattempo ha chiamato k che però era in pigiama allora magari ci sentiamo con z, che ora sta impicciato che però forse poi mi richiama. A questo punto già si è capito che la serata finisce che resto a casa a mangiare biscotti e pesche avariate guardando l’ultima puntata di friends (una bella merda di puntata, tra l’altro) quindi è inutile dire altro. Sabato dopo una proficua discussione di circa tre ore con amico commercialista sulle schede carburante (grazie amico commercialista, tu sai quanto ti amo) passo il mio pomeriggio a guardare un uomo, sia ben chiaro: un dottore in architettura, che pianta degli stop di dodici cm nel muro e al quindicesimo stop scopre che c’era un pilastro e quindi rien ne va plus, allora fa un’altra fila di buchi ma partendo dall’altro lato, e fatti quattordici buchi, indovinate che succede al quindicesimo? Esatto, vedo che mi seguite. Lascio tale uomo a stuccare una trentina di buchi tra le risa incontenibili del suo folto pubblico, e me ne vado a casa dove scopro che x non ha proprio idea di farsi vedere e y c’ha da fare e allora esco con amica cloti e passiamo la serata in un mcdonald circondate da quattordicenni a scartavetrare gli ultimi cinque, ma famo pure otto, anni della nostra tapina vita col risultato che si stava meglio quando si stava peggio. Domenica ho la consapevolezza che sono due giorni che dovrei andare a fare la spesa e continuo a rimandare di ora in ora (il giesse chiude all’una mezza, ma no dai c’è pure quello a via tevere che chiude alle otto andremo lì sì sì) per dedicarmi alacremente alla realizzazione di opere (giusto per la cronaca, 1 e 2) che segneranno un punto di svolta nella storia dell’arte contemporanea, con la sempre più viva consapevolezza della misura che dovrebbero avere i polpacci delle donne, come insegnano le sane pubblicità di una volta. La serata questa volta non prevede incertezze: è sicuramente una certezza spendere gli ultimi sgoccioli di depressione ascoltando amico di xy che dettagliatamente descrive origini sintomi e cure delle sue emorroidi, e poi, non pago di tale concione, determina l’inutilità e incompletezza delle donne che osano rinunciare a sfruttare la meravigliosa opportunità di partorire. Poi mentre si torna a casa panico respirarespirarespira, pianti, mal di testa, voglia di vomitare, la consapevolezza di non essere solo un’adolescente ma anche un’adolescente imbecille, la conseguente coscienza di stare usando circa l’uno per cento delle mie energie, sempre che ancora ci siano, e di non avere ancora capito come funziona il vicksinex. Né la vita, se è per questo. Così, dopo una serie di incubi di soprusi e di cadere nel vuoto, è di nuovo lunedì, e di nuovo mal di testa, sonno, voglia di bestemmiare e in più, se siete stati attenti, saprete che non ho latte né cornflakes. E adesso, buon giorno a tutti. *dite il cazzo che vi pare, seppur sputtanata all’infinito, with or without you resta una canzone degna di questo nome. Punto. gave me the keysTanto prima o poi, bomboniere per compleanno
eiaculazione precoce elastico fabio fantozzi fare la spaccata
il grande berlusconi le modelle di intimissimi palestra vertigo
a sort of homecomingParliamo d'altro. Vorrei indire la categoria gelati, ma mi pare che non esistano più le categorie. nè le mezze stagioni, s'intende. Comunque: darei la palma di migliore gelato della stagione al magnum sound. Il magnum è notoriamente un gelato che sta sul culo. Perché ha quel melmoso ripieno giallo di dubbia fattura che resta sulla trippa come un bolo di pelo di gatto e che a mio avviso contiene una buona percentuale di bastoncini del magnum usati e tritati (a proposito dei bastonicini, ho scoperto che c’è gente che coi bastoncini del gelato ci fa tipo i velieri o i castelli scala 1:1. Voglio dire: possibile che ci sia davvero una sentita passione alle spalle? uhm) e poi quelle avvilenti pubblicità ammicca ammicca con la tipa che lo ingurgita a mo’ di vomito facendo suoni orgasmici, insomma: magnum sta sul culo. Però. Magnum sound ha il cioccolato che è amarissimo con delle scaglie probabilmente sempre di bastoncini tritati, però dopo intinti nel caramello, e dentro c’ha il cocco, ebbene sì, proprio il cocco come il meraviglioso gelato bounty, quello che detiene tutt’ora il primato nel mio cuore. Va detto che la grafica di copertina è un ributtante accostamento di rosa e celesti saturazione centopercento e c’è un dito porco che vuole essere ammicca ammicca, invece di esserci come sarebbe logico un orecchio, il che sarebbe potuto essere un fantastico trampolino di lancio per modelle di orecchi. Fatto sta che ora sarebbe doveroso da parte dell’algida elargirmi una liposuzione. Momento più alto della vacanza: ristorante di Marsiglia, prego amico francese madrelingua di chiedere che nel mio piatto non vengano messi i peperoni, all’apparenza egli esegue quanto richiesto e un cameriere compito segna il tutto sottolineando ripetutamente l’osservazione. Dunque mi arriva un piatto composto per tre quarti da peperoni e, mentre penso che voglio un po’ uccidere amico francese che mi contempla costernato, prendo a mangiare mesta cercando di schivare l’immondo contorno, quando ecco che il sordido cameriere francese mi si avvicina e dice distintamente “scusa se ci abbiamo messo i peperoni”. Ora è giusto rendere pubblica questa mia, concepita dopo lunghi anni di sofferenza: durante gli esercizi per il culo e la ceretta tutti rimpiangono seriamente di avere due gambe. |