- Allora, le opportunità sono due: o decidiamo che non c’è niente da fare e ce ne facciamo una ragione e amen, oppure restiamo qua e continuiamo a lamentarci, oppure, e forse è il caso, cominciamo a fare qualcosa. - E allora con gli oppure però siamo a tre e non sono più due come avevi detto.

camilla_lo
cantoediscanto
culodritto
dessa
eddiemac
gagrito
junior
ladyanna
martina
mavimavi
poleposition
pulsatilla
reme
vertigoz
zoca

avvertenza.
tutte quelle che fanno
ciccicicci con gli uomini
nei miei link,
io le odio.

postilla.
fare l'uomo link
da laclauz è un
mestiere duro.

le parole sono importanti.
e anche gli accenti
ma soprattutto un po' si
scrive con l'apostrofo,
grazie.


robaccia

linkami pure, eh (poi non dire non ti avevo avvertito)

affinità-divergenze fra la compagna lucy van pelt e me
[1] [2] [3] [4] [5] [6]



perché anche io mi occupo di fashion, che si sappia


per i complimenti
per le critiche

incappati
*loading*

“Che c’hai tu?
I cazzi seri?
Ma falla finita,
ma chi ci crede?
Tu ci credi?”


giovedì, 23 dicembre 2004

Setting: spogliatoio palestra

Cinquantina1 perplessa: qui c’è una conchiglia…

Cinquantina 2 si avvicina e guarda

Cinquantina 2 rassicura: no, non è la mia.

(giuro che non è uno spogliatoio di rugby)

***

Donna del peso di circa trenta chili: mi sono scordata le scarpe. Ma non posso andare via…

Donna comprensiva: dai, per una volta pazienza

Donna del peso di circa trenta chili: Eh, ma ieri mi sono sfondata… non sono riuscita a dormire la notte… ho mangiato fiore di zucca e un pezzo di torrone!

Donna comprensiva non è più comprensiva ma schifata: tranquilla, anche coi calzini si può fare.

(suppongo sia meglio non fare menzione dei tre metri quadri di tiramisù di pompi che io e Filippo abbiamo fagocitato negli ultimi due giorni)

***

IPN si prodiga in occhiolini, linguacce e ciao clà. Dunque mi sta venendo l’ansia che legga il blog. Oilà IPN, se ci leggi, batti un colpo. Ma anche due colpi… ehm, dicevamo: devo cambiare palestra di molto in fretta, prima che tutto ciò mi sembri una scusa valida per cedere alla ignominiosa tentazione di lasciargli sul parabrezza un postit con you're the reason that God made a man.

Perché magari me la scambia per una citazione di britney spears.

Mica per altro.

lunedì, 20 dicembre 2004

educazione sentimentale

Io fino ai dodici anni non ho avuto molto ben chiaro il mio sesso di appartenenza, ma le gomme profumate non mi interessavano, quindi avevo deciso che i maschi potevano dare maggiori soddisfazioni. Quindi mi ero prepotentemente insidiata tra gli elementi di spicco della cricca e organizzavo delle cosche pericolossime in cui ci si dava un sacco di botte, e si eseguivano riti di tortura particolarmente brutali tipo il confinamento dentro i secchi dell’immondizia o l’incatenamento dei prigionieri alle maniglie. E va detto che, a parte le tettone, non avevo nulla da invidiare a fujiko, ah.
Avevo un gran successo di pubblico, tresche a pacchi, una vita sociale che non avrei mai più rivisto. 
Il mio fidanzo ufficiale del momento, si chiamava, lo giuro, fabio fantozzi. Con tanto di capelli rossi. Ora, a quei tempi io ero troppo giovane per fare le debite associazioni, ma a posteriori è desolatamente lampante come fosse un presagio tanto chiaro quanto funesto della sfiga della mia futura vita sentimentale.

Comunque.
Poi ho cambiato casa e nonostante ci fossimo trasferiti a dieci metri, ho cambiato pure scuola, giusto per traumatizzarmi un pochino aggratis. Per inciso, a proposito di traumi aggratis: nella nuova scuola venivo mandata a piedi da sola. Ocche si manda una pischella di sette anni da sola a Roma? Poi dici che uno viene su disturbato. Nella scuola nuova di fighetti non sono riuscita a ripristinare la fulgida atmosfera dispotica che mi aveva contraddistinto precedentemente, però, ho incontrato il ciccio con cui avrei diviso il banco di scuola per i successivi dieci anni. (a parte una parentesi in seconda media quando la prof di flauto le consigliò di frequentare migliori compagnie. Ora è morta)
Ma soprattutto non ho più avuto tempo per gli uomini della mia età e caratura, perché io ero parecchio fashion e stavo con uno della TV.
Un calciatore.
Ciao ciao veline, come siete demodé.
Poi lui mi ha lasciato per tentare la carriera in brasile.
No l’ho più sentito.
E lì ho iniziato a sospettare che fosse sempre colpa dei maschi.

(Per ragioni di copyright, va confessato che la esatta locuzione è stata coniata questa estate dalla furbissima bambina megghi che, notevolmente più sveglia di me, ha capito tutto della vita a soli quattro anni)

(e comunque holly in brasile non ha sfondato)

lunedì, 13 dicembre 2004

la calabria è un postaccio

Dopo lunghe chiacchierate della domenica a scegliere la migliore tattica per agguantare IPN, dopo aver escluso la maglietta “fuck me, please” (c’era pur sempre rischio di fraintendimento da parte dell'aitante settantacinquenne partecipante alle lezioni) mi capita il giorno di sole, IPN balla e fischietta, dice che oggi è proprio felice perché ha finito il trasloco.

Quale giorno migliore per eseguire con nonchalance un doppio flick con avvitamento e chiedere col distacco invincibile “quel cartongesso a casa tua, allora?”
Proprio mentre ero lì lì per iniziare la prima diagonale, la cinquantina disinibita lo apostrofa cinguettosa “E tu a Natale che fai?”

E lui allora, lui, schietto ma tronfio:

“vado in calabria da Francesca”

Ecco.
La calabria è un postaccio.

Lo sanno tutti.

O per lo meno, quelli che ci sono stati.

Io no, ma mi fido dell’opinione nazional popolare.

E poi una volta ho visto a una festa del ciccio una tipa della calabria che aveva la pelliccia e il ciccio ha detto che era antipatica.

E il ciccio ha sempre ragione.

Basta, no?

E guardando meglio, ha le basette lunghe, bleah.

Lui, dico.

Ma forse anche Francesca.

Speriamo.

SUS:
e se fosse la sorella come in tutti i B movie che si rispettino?


(non mi sono creduta manco io.)

Molto Postuma Postilla ad hoc: ci sono alcune donne calabre meritevoli di tutto il nostro ammore che esoneriamo dall'invettiva leghista. Io da parte mia esonero volentieri tutte quelle che non sono fidanzate con IPN.

mercoledì, 08 dicembre 2004

laclauz ha fatto i biscotti


(akane tendo mi fa una sega)

giovedì, 02 dicembre 2004

you live, you learn (ma anche no)

Cose che mi sembravano difficilissime e poi ho imparato
Leggere l’orologio con le lancette (però senza numeri è ancora un problema)

Allacciarmi le scarpe con fiocco che passa sotto (mica con i due cappi, tzè!)

Fare il bancomat (dio, quanto ho imparato bene, eh)

Fare i tuffi di testa (special thanks to: ciccio)

Fare la spaccata (solo sagittale, vabbene, ma sia destra che sinistra)

Guidare la macchina (e le numerose macchine di B)

Pattinare coi rollerblade  (special thanks to: B)

Esprimermi in inglese (parlare però no)

Lavorare a maglia (ma ho fatto solo una sciarpa. Corta.)

Montare i pezzi del pc (special thanks to: mr.dave)

Scrivere una fattura (oddio, quella della nota spese non tanto)

Fare l’architetto (come sotto)

Cose che mi sembravano difficilissime e poi non ho imparato
Fischiare (però so fare un suono speciale che… mi sa che non vale)

Cucinare le crepes (e se è per questo quasi tutto lo scibile edule)

Suonare la chitarra (troppo male alle mani. Troppo troppissimo)

Scrivere con la penna calligrafica (invidiati speciali: lacri)

Fare gli orli (e se è per questo tutto lo scibile sartoriale)

Camminare sui tacchi (dunque sto sempre seduta. E allora a che servono?)

Fare sci d’acqua (non è come sciare. No. Fidatevi)

Parlare francese (invidiati speciali: lady anna)

Caricare la carta sul plotter HP 750plusC (mica pizza e fichi)

Dire le balle (per referenze: vertie)

La dichiarazione dei redditi (ma poi ho scoperto che c’è uno apposta per farla)

Fare l’architetto (come sopra)