- Allora, le opportunità sono due: o decidiamo che non c’è niente da fare e ce ne facciamo una ragione e amen, oppure restiamo qua e continuiamo a lamentarci, oppure, e forse è il caso, cominciamo a fare qualcosa. - E allora con gli oppure però siamo a tre e non sono più due come avevi detto.

camilla_lo
cantoediscanto
culodritto
dessa
eddiemac
gagrito
junior
ladyanna
martina
mavimavi
poleposition
pulsatilla
reme
vertigoz
zoca

avvertenza.
tutte quelle che fanno
ciccicicci con gli uomini
nei miei link,
io le odio.

postilla.
fare l'uomo link
da laclauz è un
mestiere duro.

le parole sono importanti.
e anche gli accenti
ma soprattutto un po' si
scrive con l'apostrofo,
grazie.


robaccia

linkami pure, eh (poi non dire non ti avevo avvertito)

affinità-divergenze fra la compagna lucy van pelt e me
[1] [2] [3] [4] [5] [6]



perché anche io mi occupo di fashion, che si sappia


per i complimenti
per le critiche

incappati
*loading*

“Che c’hai tu?
I cazzi seri?
Ma falla finita,
ma chi ci crede?
Tu ci credi?”


giovedì, 30 settembre 2004

about Filippo

Finisco la di bere cocacola e e voglio proprio bene a Filippo.
Filippo asociale

Filippo luca e gab

Filippo e alice e la bici rossa,

Filippo e l’i-mac

Filippo che fischia tonight e prince

Filippo che ordina i cataloghi superfighi e che dice a dopo

Filippo che mi ha copiato i kings of convenience

Filippo che tela

Poi c’è Filippo di Filippo e Emma, ma quello è un altro, anche se voglio bene anche a lui.
Poi c’è mio zio Filippo che insegna alla sapienza e mi hanno detto che gode fama di gran figo, cioè me lo ha detto uno che ho conosciuto una volta e siamo diventati un po’ amici e poi abbiamo scoperto che zio Filippo era il suo capo e lui è andato anche un po’ in fissa per questa cosa, ma poi siccome lui era sciroccato di brutto, secondo me si è suicidato e ora non oso più chiamarlo perché magari non mi risponde perché è morto o mi risponde qualcuno e mi dice che è morto anzicheno.

Che sarebbero scene parecchio dell’imbarazzo.

E comunque era per dire che voglio abbastanza bene anche a zio Filippo.

(poi c’è pure l'ormai celeberrimo Filippo di stormeyes, ma a quello non gli voglio bene, perché non l’ho mai visto di persona)

Oggi un sacco di sfighe collaterali, però ieri sono stata alla conferenza sullo sviluppo sostenibile e ho avuto l’ennesima conferma che l’uomo della mia vita si dovrà chiamare giulio e che la raccolta differenziata stimola i miei più reconditi istinti lussuriosi.

mercoledì, 29 settembre 2004

gioco e non mi arrendo, se posso prendo

e se dicono che vinco stan mentendo
perché quelle poche volte che busso a bastoni,
mi rispondono con spade o con denari,
la ragione diamo e il vincere ai coglioni, oppure ai bari,
resteremo sempre a un punto dai campioni (tredici è pari),
ma si perda perché siam tre volte buoni

e si vinca solo in sogni straordinari

martedì, 28 settembre 2004

three rooms (ordine: cronologico)

SCENA 1
setting: pianerottolo casa di sick boy

azione: illo sta per chiudersi la porta di casa alle spalle

laclauz: “…chiavi?”
sick boy: “poco e male, grazie”

***

SCENA 2

setting: villa borghese, notte inoltrata
azione: passeggiata con la mamma

mamma: “è molto buio, potrebbero violentarci”
mamma: “magari.”

***

SCENA 3
setting: casa, notte inoltrata

azione: telefonata a ciccio

laclauz: “mi hai ridato John O' Farrell? perchè c’ho un buco di blu nella libreria e non riesco a dormire ”
ciccio “…io ci stavo riuscendo”

lunedì, 27 settembre 2004

c’ho il cuore di panna (o è solo sindrome premestruale?)

Domenica mi ha dato buca il mio amichetto buono, e non potevo manco farlo sentire in colpa, perché lui è buono e io invece potrei cercare tante scuse, ma la realtà è che sono una persona cattiva e quindi me ne stavo svaccatissima e un po’ scoglionata a guardare la tv. (In particolare guardavo sex and the city, un telefilm furbissimo dove è assolutamente normale che la protagonista cammini per New York in pieno pomeriggio con pagliaccetto arcobaleno o tutù verde pisello senza che nessuno non le spieghi civilmente che non è al carnevale di Rio né su un remake di guerre stellari)

Quindi si capita su un canale a caso che è raitre perché a casa mia molta democrazia si può vedere solo rai tre e su questa rai tre fanno kramer contro kramer.
Ora, io avrò visto kramer contro kramer almeno tredici volte e non sono un tipo che si commuove ai film, davvero, non lo sono. Ma quella minchia di ragazzino col caschetto biondo e dustin hoffman (doppiato da quello del dottor robinson che poi che roba triste era quello del vernel ma comunque ora è morto e poi neanche tanto ora perché mi sa che è passato un po’ ma insomma era bravissimo, secondo me. Sì, secchioni, lo so che doppiava pure al pacino e de niro) con capelli da paulmccartney anni d’oro, che secondo me somiglia un po’ a mio zio fabio che però è più bello, insomma, la sto buttando in caciara ma a me ‘sti due che si fanno i tost alla francese in silenzio nella cucina mi fanno venire la commozione invincibile, anche se è un film, mon dieu, AMERICANO, datato, pieno di luoghi comuni e altre realtà inconfutabili.

E poi c’è un’altra scena in cui il cuore di panna della Nostra viene fuori con virulenza.
Siamo in tribunale, maryl streep, faccia da tonna e ombretto blu, soggiace a un interrogatorio nazista da parte del di lui avvocato. Il tipo, losco e malvagio, bercia ripetutamene “lei è stata un fallimento nel rapporto di più importante della sua vita, o NO?” e lei fa un po’ la vaga si vede che si sta impicciando e sta per piangere e D.H. che è dall’altro lato dell’aula scuote piano la testa, le sorride e mormora basso “No.”

Badate bene, non vogliono tornare insieme e sono lì a sbranarsi per avere sto ragazzino biondo.

Beh, io a quel punto piango come un lavandino sturato.
Perché credo che quello sia il mio concetto di voler bene.

O è solo sindrome premestruale.

mercoledì, 22 settembre 2004

non studio non lavoro non guardo la TV

io sto bene
io sto male
io non so come stare
io non so dove stare

 

 

venerdì, 17 settembre 2004

Risultati:

Dunque, ho fatto quella cosa.
Direi che si è brillantemente risolta grazie a un mazzata di genio che mi è sovvenuta durante un Grapevine (volete sapere che è, vero? EH? io l’ho dovuto cercare su google perché non sapevo come si scrivesse… ma perché un nome così del cazzo? Ho di nuovo detto cazzo… non lo dite a nessuno) particolarmente complesso, perché io sempre soggetta a idee dell’intelligenza incomparabile durante Attività Sportive Altamente Impegnative, il è anche un’ottima giustificazione per sbagliare sistematicamente tutte le coreografie, e decidere di tornare a nuotare.

Comunque.
Direi che l’ho fatta molto al di sopra delle mie aspettative.

Sono stata come nei migliori propositi:

dritto negli occhi - sorriso gentile ma fermo
Chi può dire di no a sorriso gentile ma fermo?

Che genio del male che sono.

Ovviamente senza LasignoraAnna non ce l’avrei fatta, né senza il caloroso e sudaticcio incitamento di Donne della Palestra, e ne approfitto per avvertire dell’insperato successo e ringraziare della solidarietà tutti quelli a cui ho scassato la minchia con sta storia, in ordine di sfasciamento:

Emmecì – a lei ha detto proprio sfiga perché non ci vedevamo da mesi e le è toccata una serata intera, quindi Speciale Premio Pazienza anche perché c’ha due bambini di quella piccolezza che ti porta ad ammettere seraficamente che andare in ufficio è la cosa più bella che può capitarti in una giornata

Ciccio - un'ora al telefono, tre quarti in quanto magistrato, un quarto in quanto costretta da ventennale amicizia e sensi di colpa per sua partenza

Vertigo – rapido intermezzo di dieci minuti, perché se non parli di tette e culi lui si distrae

Mamma – cinque minuti pre-cena, mi ha liquidato con un sempreverde machetifrega, (la mamma è sempre la mamma)

(volevo attaccare una pippa pure a Zd su MSN, ma alla fine ho deciso che non era il caso)

Tutti i partecipanti della lezione di palestra delle 13.30, più o meno consapevoli della tragedia in corso


Tutti quelli che hanno letto il sottostante post e hanno annuito con partecipazione

Purtroppo ancora nessuna buona nuova sul fronte parolacce e monsoni eccetra, ma meglio che un calcio in bocca

mai più senza

Devo fare una cosa che non mi va.
E’ una cazzata, ma non mi va.
Cerco di non pensarci, so che alla fine non farà così male.
Ma ora lo fa, che palle che palle che palle.

questo tempo di merda mi sta massacrando
la depressione settembrina mi sta massacrando
il non lavoro mi sta massacrando
il ciccio è in vacanza
B. è lontanissimo
tutto è confuso

Ieri uno mi ha detto che dico troppe parolacce.
Forse ha ragione, e rimarrò pelosa e single a vita.

E ora devo proprio andare a fare quella cosa.

mercoledì, 15 settembre 2004

Post POST Scriptum (per i miei lettori meno svegli, cioè tutti, cioè tre)

Sono sinceramente commossa che qualcuno possa aver pensato che un uomo, incurante della sua donna magra con capelli lisci, con occhi adoranti e bava mi desiderasse al punto di non riuscire a distogliere gli occhi da me e di cercare di attrarre la mia attenzione con un originalissimo BAU, ma ohinoi, non era un uomo suggetto, né una arguta metafora per dire che gli uomini sono idioti, no, damini e pulzelle, la realtà è che io ieri, probabilmente complice uno stadio pilifero avanzato che mi ha fatto da lui riconoscere come suo simile, o altre affinità di cui spero non verrò mai a conoscenza,

ho rimorchiato un cane.

(Però bellissimo)

(giuro che è successo davvero)

Io cammino distrattamente nella notte buia e tempestosa

tu mi avvisti da lontano, un mare di asfalto ci divide,

inizi a fissarmi con un principio di bava.

 

Io distolgo pudica e timorosa lo sguardo,

ma tu non stacchi gli occhi e mi segui dall’altro marciapiede

incantato, incurante di Lei che ti tiene stretto.

 

Tu sei bellissimo, così biondo e dolce,

vorrei tanto accarezzarti e scorrono rapide

domeniche al parco di noi insieme.

 

Lei ti parla e non si accorge di nulla,

ma tu non riesci a nascondere la tua emozione

e continui a non levarmi gli occhi di dosso.

 

Poi, proprio mentre sto per girare l’angolo

e mettere fine alle nostre possibilità di vita insieme

tu ti volti completamente e urli stentoreo nella notte:

 

“BAU”

 

Forse è davvero il caso di farmi la ceretta.

martedì, 14 settembre 2004

qualcosa di personale

Oggi succede che c’è una persona speciale
che stasera guarderà un altro oceano

e mi ha detto che forse mi leggerà.

E io voglio farla sorridere, adesso.

Per questo, scrivo,

platealmente,

banalmente:

 

Thank you for hearing me
Thank you for hearing me
Thank you for hearing me
Thank you for hearing me

Thank you for loving me
Thank you for loving me
Thank you for loving me
Thank you for loving me

Thank you for seeing me
Thank you for seeing me
Thank you for seeing me
Thank you for seeing me

And for not leaving me
And for not leaving me
And for not leaving me
And for not leaving me

Thank you for staying with me
Thank you for staying with me
Thank you for staying with me
Thank you for staying with me

Thanks for not hurting me
Thanks for not hurting me
Thanks for not hurting me
Thanks for not hurting me

You are gentle with me
You are gentle with me
You are gentle with me
You are gentle with me

Thanks for silence with me
Thanks for silence with me
Thanks for silence with me
Thanks for silence with me

Thank you for holding me
And saying "I could be"
Thank you for saying "baby"
Thank you for holding me

Thank you for helping me
Thank you for helping me
Thank you for helping me
Thank you, thank you for helping me

(fino qui, eh!;)

venerdì, 10 settembre 2004

sbagliando s’impara (ma anche no)

Il giochino delle mele, delle lattine, delle targhe delle macchine, delle orecchie che ti fischiano.

Io baravo sempre.

Perché contavo sempre più lento o più veloce per fare in modo che venisse il 7, che come tutti sanno è la G, perché io sempre molto innamorata di uomini con la G, oppure quando volevo fare davvero il genio del male, facevo venire l’H dicendo che era comunque la G perché H non c’era nessuno.

 

Insomma, sarà per farmi scontare il fio sulle truffe dei giochi dei numeri, ‘sto mio primo grande amore, su cui mi ero fatta per eoni fantasie della disgustosa romanticheria (in cui ci s’incontra e si scontra come in kiss me licia e lui sarebbe stato folgorato dalla mia figaggine e avrebbe capito quanto aveva sbagliato quella sera di 15 anni fa, ah!) io l’ho incontrato una volta che stavo andando a votare in pigiama in tipico assetto domani-c’-ho-un-esame-non-mi-lavo-da-sei-settimane.

 

Come ho già avuto modo di dire, da allora non vado al giesse senza abito da sera.

Ma continuo a barare sul giochino dei numeri.

 

Perché

ma se a noi la realtà non ci piace, che ci possiamo fare?

martedì, 07 settembre 2004

media disperazione

Don't believe what you hear
Don't believe what you see
If you just close your eyes
You can feel the enemy
When I first met you girl
You had fire in your soul
What happened your face of melting in snow?
Now it looks like this

And you can swallow
Or you can spit
You can throw it up
Or choke on it
And you can dream
So dream out loud
You know that your time is coming 'round
So don't let the bastards grind you down

No, nothing makes sense
Nothing seems to fit
I know you'd hit out
If you only knew who to hit
And I'd join the movement
If there was one I could believe in
Yeah I'd break bread and wine
If there was a church I could receive in
'Cause I need it now

To take the cup
To fill it up
To drink it slow
I can't let you go
I must be an acrobat
To talk like this
And act like that
And you can dream
So dream out loud
And don't let the bastards grind you down

Oh, it hurts baby
What are we going to do? Now it's all been said
No new ideas in the house and every book has been read

And I must be an acrobat
To talk like this
And act like that
And you can dream
So dream out loud
And you can find
Your own way out
And you can build
And I can will
And you can call
I can't wait until
You can stash
And you can seize
Responsibilities
And I can love
And I can love
And I know that the tide is turning 'round
So don't let the bastards grind you down

lunedì, 06 settembre 2004

cose

Treno per quel di, udite tudite, isernia

controllore: questa è la prima classe.

ciccio (con mcchicken a mezz’aria): ?

fanciullo1: mo se ne annamo, ma er treno è pieno…

controllore: c’è che o ve alzate o ve faccio la multa.

ciccio (uditore con maionese sul naso): non c’è il diritto di esenzione se il treno è pieno?

controllore: c’è che o ve alzate o ve faccio la multa.

fanciullo 2: se sapevamo che venisse, non restassimo

and that’s all.

 

Avevo già avuto la fortuna di sperimentare il Molise (sì, l’ho guardato sulla cartina, sì, vabbe’, però ora basta) nel mio sedicenne soggiorno a Oxford in compagnia di una davvero esaltante isernia’s creek per quei fortunati abbinamenti di gruppi che solo EF sa produrre, con famiglie selezionate da pietro gambadilegno (cit!) in cui la sottoscritta candida giovinetta si ritrovò a casa di un maniaco pazzo che le scriveva le poesie dell’insidioso erotismo. Gesù.

E faceva il cantante di karaoke. Gesù.

 

Comunque.

Cosa andassimo a fare a isernia, ancora mi è oscuro… in teoria andavamo a vedere una gara di mr.dave che va a cavallo (ma non è un riccone che babbo gli cambia pony ogni anno, mi raccomando!) solo che la gara era a sora, ma mr.dave è fatto così, se devi andare a cervinia ti propone di andare tutti a dormire a casa sua nelle marche che è un attimo, ci si sveglia alle 3 e mezza e in solo 4 ore siamo sulle piste, oplà. (se non lo già avessi detto: per andare in corsica ci siamo svegliati alle 4 per prendere una nave a livorno alle 7, ce ne era una anche di pomeriggio a ore cristiane, ma insomma, avete capito che tipo è mr.dave)

E così ormai mi sono abituata e il ciccio più di me, cosicché io e il ciccio venerdì sera siamo su questo treno di vagoni di numero tre per isernia per poi svegliarci alle sei per essere all’una alla gara.

Inciso sulla gara: mr.dave ha fatto tre barriere, e comprensibilmente le gare le hanno vinte i bambini di cinque anni a cui babbo cambia cavallo ogni anno.

 

Giornata caratterizzata da:

- suddetti pargoli col veleno

- miriade di cavalli di varie foggie ma tutti parimenti puzzolenti,

- diluvio disumano con fantozziana nuvoletta stanziata

- sonno inenarrabile

- subisso di cibi ad alto contenuto consolatorio

- eddie con bava solida dietro cana in calore (e quel cane, davvero, non è normale)

- cena ciociara (dio esiste)

- scene pietose dei veri uomini al parco giochi mentre io cercavo di attaccare a ciccio una pippa sulla mia interessantissima vita sentimentale e lei continuava a interrompermi “basta con le parolacce, ci sono i bambini!”

 

Ho lasciato ciccio&mr.dave al loro destino di altre alzate alle 6 e sono tornata a roma con alessio, viaggio in cui abbiamo ampliato la nostra cultura scoprendo che nei pressi di sora esiste un paesetto che si chiama, ve lo giuro, cappella lucida, e che il patrono di sora è rocco chiavone.

Ognuno ha quel che si merita.

venerdì, 03 settembre 2004

aguzzate la vista

avrete notato gli elenchi ricorrono con inusitata frequenza nella mia scansione mentale.
ora un mio amichetto che si intende di impicci del cervello mi ha assicurato che ho un’ossessione compulsiva per ordine e che anche mettere i libri per casa editrice/colore/altezza e non dormire tranquilla se i pennarelli non sono in ordine di colore è frutto di una pericolosa mente nazista. Siccome c’ho pure l’orecchio lombrosiano direi che mo chiamo la polizia e rien ne va plus

(segue consulto con amici fidati)

laclauz (preoccupata): credi che io abbia perversioni ossessivo compulsive?
ciccio (vaga): uh, beh, chi non le ha…
laclauz (insistente): sìvabbe’, ma credi che sia grave ordinare i cd per colore?
ciccio (conciliante): ma no, dai, è che sei un architetto, un’esteta…
mr.dave (perentorio):una sfasciacoglioni.

E non so perché, ma improvvisamente sento che non è un’idea geniale uscire con ciccio&mr.dave quando mi viene il dubbio di non essere una persona a modino.

giovedì, 02 settembre 2004

la coperta è gelata è l’estate è finita

- i peli stanno ritornando electric blue ed è quindi finita la pia illusione riguardante l’inutilità della depilazione tantosonobiondi
- la fame e il traffico sul lungotevere sono tornati e aumentati et cum interessi
- sono finite le 60 capsule di betacarotene antiscottaggio (secondo me funzionano. come placebo sicuro) - le fantasie da piuminofidanzatoVHS ricorrono copiose
- quella che ieri era lucente e coccolata abbronzatura ora è un cumulo di abbiette scagliette nere in fondo alla doccia
- causa meteoropatia spinta e incurabile la depressione invincibile mi sta rosicchiando il cervello metodicamente e incessantemente, perché le giornate si accorciano sempre di più, e mi distrugge davvero, dovrò andare come minimo alla metro per un mesetto (le confezioni di nutella da 25, eh?)

mercoledì, 01 settembre 2004

Quando mi prende la tristezza invincibile, io vado al supermercato, essenzialmente per motivi tre:

1) sono preda del bieco tentacolare lobotomizzante consumismo mannaia del secolo nostro

2) ci sono le confezioni famiglia di cibi ad alto contenuto di consolazione tipo le celeberrime confezioni da sei di kinderbueno, di cui gli afecionados del kismet tutto sanno, le confezioni da tre di fruitjoy, e kinderpinguì si vende solo a pacchi da cinque. E ora, seriamente, qualcuno che non sia il writer dei retri mulinobianco colazionesupernergeticacinquemacine, può credere davvero che i pacchi siano da cinque per durare giorni cinque weekend escluso? (perché si va a pranzo dalla nonna che cucina 275 portate tutte rigorosamente imburrate di sotto e di sopra perché ha fatto la guerra - non la mia, comunque) sarebbe come dire che le confezioni di yogurt da quattro durano quattro giorni, quando è chiaramente quattro ore. Sì, ecco, dicevo, quattro minuti.

3) last but not least, I commessi guerci o/e calvi cinquantinatriste mi cantano piccolograndeamore e altre analoghe liriche della passione indicibile da cui capisco che il mondo è mio, fottute donne magre

però oggi evidentemente è una giornata della tristezza così invincibile che:

1) non ci sono corpulenti commessi ma snelle figaccione bionde le cui tette fanno sfigurare quelle dei suddetti (no, non ve lo dico quale è il supermercato) che mi guardano con sufficienza con scritto a caratteri cubitali sotto adetto manuela: "sono figa indipendente e lotto contro il sistema dall’interno del giesse, mica ci sguazzo come le mantenute depresse"

2) le confezioni famiglia… uhm, ci sono solo di roba light. Gomme light, yogurt light, coca light. E, come dire, mi pare un avvertimento celeste. Mai una ceppa di kinderpinguì light.

3) alla mia cassa, comprensibilmente solo dopo che io l’ho scelta, è finito l’inchiostro e l’arrotolascontrino e i soldi, la commessa si è infilata la cassa nel naso, c’è un golpe buste inzzzomma, ho tutto il tempo per impipparmi sulle confezioni di durex che riproducono due per mano che corrono sulla sabbia o che si abbracciano coi jeans tagliati e le magliette sdrumacciose e altre immagini inquietanti che mi fanno chiaramente capire che o sono state progettate dagli stessi writers del mulino bianco o io non ho capito a che servono i durex (e in effetti forse è la seconda)

Torno a casa con un litro di succo d’arancia light e molti, ma di molti dubbi sul mio futuro.
Molti parecchi assai.