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Grazie a tutti quelli che le guardano
e che mi scrivono che gli piacciono,
o che non gli piacciono ma non me lo scrivono.
Stiamo traslocando, a studio.
C’è molto poco da fare, a studio, allora per non rimanere con il - ah-ah -mouse in mano Andrea ha avuto un’idea genialissima che mezza basta: laclauz, cara, perché non misuri tutte le riviste e tutti i faldoni e tutti i montanti delle librerie così sappiamo dove posizionare ogni foglio di carta?
Come no.
Allora io per principio questa cosa non la voglio fare, perché sono riottosa ma soprattutto perché se è troppo è troppo diobono, se non c’è da fare stiamo a casa a contarci i capelli e va bene, ma fare un disegno cad dei capelli contati e ridisegnarli sulla spazzola mi sembra, francamente, eccessivo.
Anarchia anarchia.
[Nanetto: io ci ho una borsa –di tela verde, come te sbaji- con il simbolico dell’anarchia che è nata così ed è la mia borsa preferita e allora quando amici e parenti vedono questo simbolo qui dell’anarchia mi scherzano moltissimo.
Anzi no, neanche mi scherzano, solo cominciano a ridere.
Allora in quei momenti a me mi piacerebbe essere una di quelle ragazze che ti dicono che loro sono un po’ pazze che gli piace bere la pioggia, rubare le pesche e che i capelli devono assolutamente avere il colore dei loro stati d’animo perché così tutti potrebbero pensare che se ho la borsa dell’anarchia è normale.
Credo.
Però invece io sono una sfasciapalle ossessivocomplusiva non mi sono mai tinta i capelli e non vado a dormire se non ho messo i vestiti a posto quindi quando vedono la fiaccola dell’anarchia che illumina la borsa tutti ridono e ci hanno ragione.
Fine nanetto]
Comunque traslochiamo a dieci metri da qui e io sono un po’ preoccupata perché c’è la segretaria che è incinta e Andrea le ha detto “tu vabbe’, potrai solo coordinare”
Certo, perché invece noi non incinte ci dobbiamo accollare le annate domus 1965-2008.
A luglio.
Come no.
[- dì la verità, laclauz, hai scritto questo post solo perché rischiavi di farti scappare maggio, eh?
- ... visto che belle foto ho fatto ultimamente?
- dicevamo.
- ...che fa caldo eh? Non ci sono più le mezze stagioni.
- a proposito. Chi deve mettere su le robe dell'inverno e ancora una fava?
- .... è tutta colpa dell'euro, comunque.
- il titolo! non hai neanche messo il titolo!
- fanculo va.]
laclauz - tu hai già votato?
nonna - Mmm, ancora no. Però sai, io questa volta… a me rutell| mica piace…
laclauz - Eh, neanche a me, però che dobbiamo fare…
nonna - Mah, quell’Alemann0, vedi io trovo che sia una persona…
laclauz - ??
nonna - Sì insomma, quel problema dell’occhio di vetro non lo fa pesare affatto…
laclauz - ???
nonna - Ha un occhio di vetro e non fa del pietismo a riguardo: io la trovo una bella cosa, rara di questi tempi…
laclauz - ????
nonna - Beh dai, si comporta proprio come se non lo avesse.
laclauz - Forse perché non lo ha?
nonna - Ma che dici!
laclauz - Nessun occhio di vetro, giuro.
nonna - Uhm. Allora forse l'ho io, l'occhio di vetro.
Nella mia palestra, oltre a marinalarosa di cui già dissi con il dovuto orgoglio, sono arrivate due partecipanti nuove.
Queste partecipanti sono due gemelle calabresi e con un bel fisico un po' cascante e la pelle butterata.
Quello che desta l’attenzione generale oltre alle facce un pochino da transessuali che tengono sono le loro enormi poppe flosce.
Allora il giovedì c’è una lezione con una ragazza simpatica molto nerboruta che oggi dice oh, mettevi tutti per bene che poi se arrivano le kessler succede un casino e non mi tiene più nessuno.
Perché queste gemelle sono parecchio scoordinate e questo vabbe' però quando lei, la gagliarda, gli fa degli appunti, loro, le maliarde, non la stanno a sentire ma nemmeno per niente. Allora lei, che è un tipo schietto, comincia a imprecare che si capisce benissimo che sta imprecando contro di loro, forse però loro non lo capiscono perché continuano a tornare tutte giulive.
Ora io non vorrei che si pensasse che in questa palestra son tutti bravi belli e coordinati perché invece non è vero niente: siamo un campionario di soggetti che la metà basta per aprire un circo. C’è bertin0tti nano, c’è uno che sembra Giacomo di aldogiovanniegiacomo, ci sono una serie di vecchiarde con le fascette in testa ma poi ci sono soprattutto dei sessantenni ossuti mezzi pelati con gli occhiali e i pantaloni corti e i calzettoni bianchi e insomma questi invece sono molto apprezzati da tutti perché sono simpatici.
Quando dico tutti chiaramente non intendo me che non rivolgo mai parola a nessuno e allora probabilmente nel loro personale circo farei la muta, il che poi fa anche abbastanza ridere considerando la mia indiscutibile logorrea.
Comunque invece sono simpatici anche a me perché mi fanno sentire molto giovane e coordinata, e poi perché effettivamente sono gentili.
Però io effettivamente io non parlo con nessuno.
Avete presente quella gente che ha gli amici della palestra? Non sono io.
Che poi proprio non ho amici nemmeno in altri settori, a dire il vero.
Comunque, quello che volevo dire è che io, siccome sono una persona malvagia, ho riso molto di queste frecciate in codice alle signorine pettorute, però dentro di me anche pensavo che ne stesse facendo alcune rivolte pure a me che non capivo e allora cercavo di spiare gli altri faccioni sudati per cogliere una sfumatura di scherno ma invece non capivo niente e allora ero un pochetto confusa, alla fine.
Ma anche un pochetto divertita.
[passato]
Ieri sono andata da un mio amico a portagli delle robe per via del fatto che io sono un architetto e tutti mi chiedono dove possono mettere il letto e io dico mah boh a sinistra e tutti dicono ah che bravo architetto che sei ci volevi proprio. Allora questo mio amico mi ha detto eh vieni che ti invito a cena solo che poi non c’era niente da mangiare allora abbiamo mangiato il filadelfia che erano un sacco di anni che non mangiavo il filadelfia a parte nell’icaro all’autogrill e io ho pensato che se lui mi dava solo il filadelfia io ero più tranquilla, che potevo essere anche un architetto così così.
[architetto]
Poi delle volte sembra che io me la tiro con questa cosa che sono un architetto ma invece non è vero niente perché una volta io ho visto che sul computer del mio amico paolo c’è una telecamerina e allora volevo fare un videopost come le blogstar però non riuscivo a dire niente, che mi agitavo di questa telecamerina, allora ho pensato che io l’unica cosa inopinabile che posso dire di me è che sono un architetto e questo è vero perché ci ho anche il numero d’ordine, degli architetti.
[canzone]
Allora poi io e paolo abbiamo fatto un video che cantavamo quella canzone di latte e i suoi derivati che parla di una sorda e del suo fidanzato che la ama lo stesso però ci siamo sbagliati e non è venuto niente perché ancora non siamo molto bravi con questa telecamerina. Ci piacciono molto queste canzoni, a me e a paolo. Specie una che parla di una ventosa sudata che salta.
[miele]
Io volevo fare un video dove mi leccavo il miele ma poi non ci avevamo il miele allora ho provato a leccare la crema di pinoli però era solida e non veniva. Sembrava un sapone. Allora poi niente.
[dicevo]
Che poi questa stanza del mio amico allora. Io gli avevo portato delle foto grandissime e pensavo che poi le avremmo appese ma lui non ci aveva la colla allora ho detto prendiamo le puntine ma lui non ci aveva le puntine allora ho detto prendiamo lo lo scotch ma lui non ci aveva lo scotch allora ho detto andiamo a mangiare dell'altro filadelfia.
[presente]
Ci sono dei giorni che poi piove pure e io penso che posso di nuovo dire governo ladro ma non è tanto una soddisfazione, penso dopo.
Io nella mia vita ci sono dei giorni che penso che vorrei un cervello nuovo senza quelle robe avanzate dentro che ti viene una nostalgia fortissima e vuoi piangere e poi pensi che è solo la sindrome premestruale.
Nella mia vita di ieri mi è successo un fattaccio di quelli che li dici in giro e tutti fanno la faccia che ti compatiscono ché non sei più uno che rompe i coglioni per sport.
Il fattaccio è che c’è questo mio amico qui che dice delle parole molto carine che ieri l’hanno ricoverato in ospedale perché ha avuto un’aritmia e io non lo sapevo cosa fosse un’aritmia e me lo sono andata a vedere sul vocabolario e poi mi sono andata a vedere anche termoablazione e quindi adesso so un sacco di parole nuove.
E allora mentre andavo da questo mio amico sotto la pioggia che era un viaggio lunghissimo ho pensato a delle cose che non devo pensare e mi è venuto di nuovo da piangere.
Per un motivo diverso da prima, però.
Poi ho pensato che basta un po' piangere, per la miseria.
Poi sono arrivata in questo ospedale lontanissimo e lui era tutto vestito sul letto e c’erano dei vecchi tutti intorno cioè non intorno a lui, dei vecchi per conto loro nei letti, e allora io l’ho visto tutto vestito e non mi è venuto più da piangere.
Che se uno è vestito sta bene, ho pensato.
Invece non è vero.
Però io volevo pensare che fosse vero.
Però poi con tutte queste storie serie mi sono dimenticata di comprare il latte e anche di cenare e allora non ho fatto colazione e quindi ora sono molto molto triste ma presumibilmente perché ho fame.
Allora io quando sono triste mi viene voglia di telefonare a tutti i miei exfidanzati anche quelli di un pomeriggio per dirgli delle sciocchezze ma poi non ci ho i numeri più perché siccome lo so che mi succede questo io i numeri li butto.
Però delle volte ci ho ancora le mail questo non è per niente bene perché per esempio io ora ho appena scritto una mail che secondo me era meglio se non la scrivevo, questa mail.
Vabbe’, abbiamo montato le robe, sono tutti contenti, evviva.
Solo che.
Venerdì si inaugura e io non ci ho uno straccio di cappotto, ma solo la giacca verde militare, sotto cui per carità, porterò un vestito bellizzimo, ma ho come l'impressione che non saremo all'altezza, io e Vestito, se accompagnati dalla giacca militare.
E dire che se avessi avuto bisogno di un tanga scacciapensieri non averi avuto alcun problema a procurarmelo, a soli tre metri dall’ingresso.
Dico, son qui da quindici giorni, chi poteva ricordarsi allora del cappotto e della borsetta e del golfino?
(tipo, io, per esempio)
Io mi sentivo già figa che avevo preso le calze.
Cioè: una previdente, una saggia, donna in ogni occasione, padrona del mio tempo, con i salvaslip in bustina decorata nella borsetta.
Invece no.
Sono la solita cretina.
Ho un vestito senza maniche e fa un freddo becco, ho una borsa di tela e una giacca verde militare. Col cappuccio. Con un picciòlo sopra il cappuccio che paio memole.
Temo di dover prendere atto del fatto che indicare compulsivamente le calze gracchiando a destra e a manca ho le calze! me le sono ricordate! sono padrona del mio tempo eccetera possa non funzionare.
Come se non bastasse gli alti papaveri mi hanno prenotato a mia insaputa un biglietto per il teatro di chissà che cosa. Già mi vedo, guarda: una schiera di gente con le mutande inamidate e i calzini stirati che usa parole come ageminazione e oinochoe ad ogni piè sospinto e io con la mia giacca verde da i miei secondi quindici anni che cerco di passare inosservata e come minimo mi squilla il telefono durante l’assolo del coro greco nel compianto funebre di sarpedonte.
Che poi il fatto di non sapere che si va a vedere basterebbe ad agitarmi di per sé.
Sarà sicuramente una trasposizione di una piece famosissima e tutti saranno a dissertare sul dimorfismo sinottico dei nuovi artisti bielorussi, mentre io cercherò di fare la faccia intelligente che dicono mi venga uguale uguale a quella di chi ha appena inghiottito un limone.
Allora, io stolta, ho detto la cosa del cappotto mancante alla mia saggia madre, sperando in un rassicurante, chessò: "che sarà mai, l'abito non fa il monaco".
Invece hanno dovuto portarle i sali, alla notizia.
No eh, senza cappotto guarda proprio non se ne parla, tanto vale restare in albergo.
La cosa migliore che tu possa fare è fermare qualche ragazzotta locale e chiederle in prestito un cappotto, perché nessuna umiliazione sarà mai peggio di una giacca verde.
Già mi vedo, in corso rinascimento a fermare le macchine e spiegargli la storia della donna padrona del suo tempo.
Aiuto.
Oggi mattina ho distrutto la chiusura lampo dei pantaloni nuovi per la seconda volta, non a causa del mio ingente posteriore o del mio prominente addome (come si potrebbe desumere dal fatto che il capocantiere locale mi chiami “quella un po' cicciotta”) ma a causa della mia deficienza di pazienza, che volendo possiamo definire anche deficienza e basta. Ovvero io generalmente mi sfilo i pantaloni aprendo la cerniera davvero il minimo indispensabile per uscirne viva (perché mi pesa il culo, sì e allora?) solo che poi la mattina dopo al momento di rinfilarli dimentico il fattaccio e allora track. Che una volta passi, ma due è davvero da caso umano.
Oggi è venuto giù un freddo becco col vento e io un pochino sono scocciata perché c’è il sole e la primavera e insomma niente umido e nebbia e niente tutti i luoghi comuni della lombardia di cui amo riempirmi la bocca con disprezzo.
Vabbe’, ma Mantova mica è vera lombardia, Mantova è un cittadina ridente, proprio ridente nel senso che fa ridere.
Tipo oggi al circolo bocciofilo dove eravamo a mangiare c’era un distributore di quelli che infili la moneta e ti dà il giochino, solo che invece del giochino questo ti dà un tanga.
Ma soprattutto sopra la macchinetta c’è una scritta glietterata “un tanga scacciapensieri!”
Ebbe’, mi pare l’oggetto azzeccato per scacciare i pensieri di un circolo di bocciofili.
Poi a Mantova ci sono i vecchi sulle bici vecchie.
E anche i giovani, ci sono, sulle bici vecchie.
Poi ci sono per terra i ciottoli modello spiaggia greca che camminarci senza i doposci è un’impresa mica da ridere.
(e quindi qui Mantova non è ridente nel senso che fa ridere)
(oddio, scusate, davvero)
Comunque, fatto saliente, c'è la mostra che be’, spiace dirlo, ma questa volta è bella, quindi se volete venire a leggere il nome della vostra affezionatissima bianco su verde, secondo me ci sono delle attenuanti credibili.
Oggi è arrivata una squadra di trasportatori dalla toscana e io facevo questa riflessione indiscutibilmente mortificante: mi basta sentire uno che dice 'un po.hino' e ho un immediato desiderio di dargli dieci figli, nonostante questa squadra sia composta da due calvi taglia XXL, uno con la coda da fiorello straripante gel e l’unico con una condizione pilifera decente sia roscio.
Uno dice “l’ho bell e visto” quell’altro in un attacco di ira esclama “leva codeste mani!” (non a me che gli mettevo le mani addosso, mi rendo conto che è doveroso precisare, a questo punto) e a me si piegano le ginocchia.
Tant’è.
Per fortuna ci ho vicino il capocantiere che mi dice 'questi non so boni manco al forno colle patate' e quindi evito di dichiararmi, ed è decisamente un bene perché nel corso della giornata emerge che la loro arguzia è direttamente proporzionale alla loro estetica alla dannydevito.
Oggi, che rimanga tra noi, cioè tra me e il mondo intero, non mi va tanto di essere un architetto, ma nemmeno di fare le fotografie per loro, ma nemmeno niente. Oggi è uno di quei –tanti- giorni in cui mi sembra di non essere in grado di fare niente, in cui invidio quelli che aprono la porta, quelli che spellicolano la grafica, quelli che verniciano i muri e tutti quelli che non devono continuamente chiedersi se sono più o meno all’altezza del lavoro che stanno facendo.
Bon, ora se vi ho messo abbastanza depressione, io andrei a fare la doccia e a riflettere se sono in grado di farla bene, con permesso.
Premetto che io ci ho la fissa che il mio capo mi consideri particolarmente inetta, un po' perché sono paranoica e un po' perché sono effettivamente inetta.
Allora succede che tutte le volte che c’è da fare qualcosa di mia unica responsabilità io mi agito tutta e mi concentro moltissimo e dunque, ça va sans dire, fallisco rovinosamente.
Ma oggi, oggi proprio amplein: punteggio pieno.
Siamo ufficialmente in trasferta lavorativa: io, capo, svariati gruppi di stimati lavoratori e diversi metri quadri di carta.
Bene, io penso bene la notte prima di svegliarmi ogni dieci minuti terrorizzata dal non riuscire a svegliarmi e di aprire gli occhi solo quando lui mi busserà alla porta.
(cosa effettivamente successa la trasferta scorsa. Eh. Vabbe')
Alla fine presa dallo sconforto alle sette rinuncio ad ogni tentativo e mi dico vabbe' vado a fare colazione per essere superpronta.
Ma.
Oggi è lunedì, quindi i bar sono chiusi.
Ah be', che non lo sapevi? Provinciale.
Vabbe’, niente, allora aspetto un’ora sotto il portone con una fame della madonna riflettendo sull’utilità delle buste raccogli cacca e di avere un blog.
In cantiere riesco a scroccare uno yogurt a uno dei trasportatori, ma ah, a che prezzo.
Quando io spiego con un certo orgoglio da salutista del cazzo che eh io mangio i cereali la mattina, lui mi fa un sorriso molto tenero e non faccio in tempo a compiacermi del mio successo che il gentil pulzello mi chiede “hai bambini?”
Devo averle incrostate veramente male le occhiaie.
Evito la pippa mangia bambini, ma penso che fin ora decisamente mondo 2 laclauz 0.
Probabilmente il trasportatore che somiglia a Totti mi tiene sempre la porta aperta perché gli ricordo sua nonna.
Poi.
Arriva capo e dice eh ma quella roba là, allora, dicono che non l’hai mandata.
Ora.
Io SO che l’ho mandata, perché l’ho controllata quattro volte.
Però se mi dicono così vado in confusione per direttissima e comincio a pensare io non le ho fatto la proposta! O gliel’ho fatta forse? Io non dormo da settantadue ore. (lo so che è la citazione c’entra appena, ma la sensazione giuro è esattamente quella)
Telefono a studio cinque volte, mi faccio leggere la posta, mi dicono che ehy laclauz, ci hai ragione tu e io penso dio mio adesso viene una di quelle situazioni che l’hai detto no non l’ho detto l’hai detto no non l’ho detto (massì, dai, era qui)
Vabbe’ niente, finisce che sì, loro si erano sbagliati ma io intanto perdo due lustri di vita (utili per produrre bebé, ovviamente)
Poi.
Faccio un fotomontaggio bellissimo e rapidissimo ma appena capo mi si siede vicino vo in confusione e lo sovrascrivo su uno esistente, poi gli modifico l’estensione e non lo legge più. Sembro mr.bean, ma che dico mr.bean, renatopozzetto, ma che dico renatopozzetto, non lo so, sembro uno di quei film dove tu sai che al protagonista sta per capitare un’altra sfiga ma lui non lo sa e allora ti sale un terribile senso di angoscia (a voi no?)
Poi.
Apro l’hard disk portato da studio su cui dovevo salvare le robe e non le vedo.
Voglio piangere.
Perché di nuovo io queste cose io SO che le ho fatte e allora ma allora ma che succede?
(Succede che la cartella è in fondo a destra fuori dalla allegra finestrella, cretina)
Il problema è che penso subito che si sono mangiati tutto i folletti gli elfi i troll, quelli lì.
Io ho il terrore delle entità magiche.
Poi.
A cena mi limito a far cadere una stampa del ristorante di cui riesco solo a spaccare il vetro.
Ad assistere alla mia gloriosa perfòrmance solo una trentina di clienti e, che te lo dico a fare, capo.
Ma la migliore la tengo fuori dal B&B.
Dico - ci vediamo domani eh.
Dice - ok, vado a comprare l’acqua, buonanotte.
Ciao ciao buonanotte e ravano con nocuranza nella borsa un metroquadro alla ricerca della chiave.
Cerco la chiave.
Cerco la chiave.
Cerco la chiave.
- ?
- Ehm, non trovo la chiave.
- Vabbe’ ma ho anche io quella di sotto.
Due piani di scale ravanando in cerca della chiave.
- ?
Eh.
Vuoto la borsa per terra saltano fuori un cucchiaino, dei tappi per gli orecchi, ansiolitici a pioggia e altri oggetti che avrei volentieri occultato alla vista di capo ma anche dei passanti vari ed eventuali.
Poi la chiave.
E qui mi chiedo se forse tutto sommato sarebbe stato meglio se davvero avessi perso la chiave piuttosto che queste figure da psicopatica paranoica che magari al cinema ti possono anche fare la simpatia ma non sono proprio i requisiti essenziali per ottenere un lavoro.
No, comunque, guarda, per quell’aumento, proprio ci siamo, eh.
Mi rendo conto che potevo mettere il simpatico link nei commenti del post sotto,
per sigillare degnamente la polemica sociopolitica e al contempo per premiare solo gli assidui,
però secondo me
questo post
si merita un post.
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